L'utopia mondialista di H. G. Wells

Una rilettura di Una Utopia moderna di H. G. Wells per riflettere sulla nostra società
di Fabrizio Scatena
[pubblicato su RiLL.it nel maggio 2015]

Spesso scegliamo di leggere o rileggere libri perché, consciamente o inconsciamente, ricerchiamo in questi magici oggetti di apprendimento e intrattenimento risposte alle domande sulla nostra vita nella società.

Da qualche anno siamo abituati ad ascoltare e vedere in televisione, alla radio, sui giornali e in Internet, programmi in cui si dibatte sulla più pesante crisi finanziaria vissuta dal dopoguerra a oggi.
Probabilmente questa “influenza cross-mediale di cattive notizie” mi ha spinto a ricercare e leggere Una Utopia Moderna di H.G. Wells.

Questo ibrido romanzo-saggio fu concepito nel lontano 1905 dallo scrittore britannico, e pubblicato in Italia nel 1990 dalla casa editrice Mursia.
Un libro raro ma reperibile oggi nel mercato italiano se si acquista on-line su Amazon o IBS, altrimenti introvabile nei canali della distribuzione tradizionale.

Una Utopia Moderna è un’opera che appartiene alla migliore tradizione utopica della fantascienza e offre spunti di riflessione interessanti, per immaginare come potrebbe essere progettata nel futuro una società altamente funzionale e integrata.

Nel libro Wells utilizza l’archetipo del viaggio come espediente narrativo per trasportarci nella sua società ideale, e provocare nel lettore l’effetto di “straniamento” (la presa di distanza dalla realtà per poterla vedere meglio).
Attraverso gli occhi dei due protagonisti, “la Voce” che è l’omologo dello stesso Wells e il “botanico”, l’amico che lo accompagna nell’esplorazione di Utopia, siamo proiettati in un pianeta speculare alla Terra, ma dove tutto funziona in modo efficiente e armonico.

La società immaginata e descritta da Wells in Una Utopia Moderna è il risultato di un grande progetto comune; è lo Stato Mondiale costruito dai cittadini di Utopia.

Lo Stato Mondiale è una tecnocrazia illuminata, tollerante, multirazziale e sovranazionale amministrata da scienziati e tecnici, ma soprattutto dall’ordine dei “Samurai”.
Si tratta di una potente elite amministrativa selezionata su basi meritocratiche in virtù di conoscenze tecnico-scientifiche e di un’elevata moralità: chiunque sia provvisto di particolari requisiti può entrare nell’ordine, perché questo non è una casta chiusa, ma un’organizzazione che tende gradualmente ad aumentare il numero dei suoi membri.

L’idea wellsiana di affidare lo sviluppo della società a persone preparate ed eticamente responsabili per il bene comune nasce anche dalla lunga militanza di Wells nella Fabian Society: l’organizzazione para-massonica che si proponeva di elevare le classi lavoratrici per portarle gradualmente alla gestione dei mezzi di produzione.

Inoltre è evidente l’influenza del pensiero positivista di Auguste Comte, il filosofo francese e padre della sociologia, di cui Wells conosceva bene il pensiero. In particolare l’autore britannico è molto vicino a Comte nell’esaltazione delle scienze (matematica, fisica, astronomia, chimica, biologia e sociologia) avendo avuto anche lui una formazione scientifica. Entrambi considerano le scienze come discipline essenziali per conoscere la natura, l’uomo e la società, ma anche come saperi validi per organizzarla e indirizzarla verso una condizione di progresso continuo.

Infatti, il sistema economico descritto in Una Utopia Moderna è giusto, efficiente e ordinato grazie ad una pianificazione scientifica e controllata. Non si tratta però di un modello sociale rigido e totalitario, perché esiste un equilibrio fra Stato e Mercato.
L’ordine dei Samurai, che detiene il potere, lascia la possibilità a chiunque di esprimere l’iniziativa privata individuale, ma questa deve sempre essere subordinata a un’ideale di giustizia sociale, reso possibile con un interventismo statale molto diretto. Ogni utopiano ha il diritto a ricevere il sostentamento per vivere con dignità, ma deve dimostrare, con il lavoro e la cooperazione, la sua utilità per l’intero sistema sociale, altrimenti ne sarà escluso.

L’impalcatura ideologica immaginata dal Wells per realizzare una società egualitaria, produttiva e prospera, ha caratteristiche che l’avvicinano alla cultura politica del socialismo gradualista e riformista britannico (lo scrittore fu infatti un convinto sostenitore del socialismo non marxista).

Ma qual è l’elemento chiave per realizzare un progetto sociale così avveniristico? Costruire e gestire una complessa infrastruttura integrata, capace di connettere in modo funzionale i sistemi della comunicazione e dei trasporti con quello energetico.
È proprio quello che accade su Utopia, dove gli utopiani parlano un unico linguaggio che è la sintesi di più lingue (Wells pensa all’inglese come base di partenza per questo idioma), e si scambiano informazioni tramite tecnologie molto evolute e liberalizzate.

Anche il sistema dei trasporti che connette i vari territori dello Stato Mondiale è notevolmente sviluppato. È presente un’efficiente rete di trasporti su strada e su rotaia, che permette ai cittadini di spostarsi agevolmente e a costi molto contenuti, facilitando la mobilità e l’incontro fra persone che abitano in luoghi diversi del pianeta.
Tutta l’infrastruttura è alimentata da un sistema energetico ibrido: l’elettricità erogata è ricavata dall’energia idrica, dalla combustione, dalle maree e da ogni altre fonte energetica presente in natura. La distribuzione su vasta scala è ripartita in relazione alle esigenze delle organizzazioni pubbliche e private, mentre la contabilizzazione dell’enorme mole di dati legati al consumo è espressa in un’unica unità di energia fisica.

Ma la società mondialista immaginata da Wells è soltanto un desiderio chiamato Utopia. Solo una mente così scientifica e fantasiosa poteva elaborare un sistema sociale tanto efficiente e giusto, dove ogni persona può sentirsi felice e appagata.

Eppure nell’Utopia moderna wellsiana, concepita più di cento anni fa, ritroviamo elementi socio-economici presenti oggi nei modelli del capitalismo scandinavo (Danimarca, Svezia, Finlandia, Norvegia, Paesi Bassi, Austria e Svizzera), nipponico-renano (Germania e Giappone) e, in misura minore, anglo-americano (Inghilterra e Stati Uniti).
Dai primi due modelli la società wellsiana mutua il ruolo preminente dello Stato e la propensione a cogestire le attività pubbliche e private, mentre dal modello anglo-americano la forte capacità d’innovazione e la difesa delle libertà individuali.

Una Utopia Moderna, come molte altre opere utopiche, consente al lettore che ricerca risposte sulla società all’indomani della grande crisi finanziaria iniziata con il crack di Lehman Brothers d’immaginare modelli di convivenza sociale civili ed evoluti, come ha fatto Wells più di un secolo fa.

Concludo l’articolo estrapolando un passo profetico, tratto da questo bel libro, scritto da uno dei Maestri della fantascienza: “Oggi, non si cerca di resistere al perenne fluire del mare della storia, ma si preferisce piuttosto assecondarne le correnti, così facendo non si edificano più avamposti ideali e resistenti, ma società effimere e precarie come stati galleggianti”.