Fredericus

Eligio Cazzato ci parla del suo boardgame Fredericus, edito dalla daVinci Games. Un gioco storico, che riporta sin dal nome all’imperatore Federico II di Svevia, e per di più ambientato fra i torrioni di Castel del Monte.
[pubblicato su RiLL.it nel luglio 2005]



In principio fu la pianta ottagonale di Castel del Monte!
La pianta ottagonale con ai suoi vertici i torrioni, anch’essi ottagonali, mi aveva ossessionato, non ricordo per quanto tempo. La causa di tale fissazione risiedeva nella consapevolezza che tale pianta sarebbe potuta essere un perfetto ed evocativo tavoliere. Nei momenti liberi e soprattutto nel tempo - per me molto creativo - che precede il sonno facevo scorrere, mentalmente, avanti e dietro sul tavoliere delle pedine. Pensavo di creare un gioco astratto. Tutto ciò accadeva alla fine del secolo scorso...

Le pedine divennero falconieri un po’ perché mi accorsi che un gioco astratto avrebbe avuto vita difficile, un po’ perché nella mia immaginazione era più facile e divertente far muovere sui camminamenti del castello figure realistiche piuttosto che anonime pedine.
L’introduzione dei falconieri, per me che sono pugliese e appassionato di storia, fu una scelta del tutto scontata. Questi personaggi furono intimamente legati alla figura di Federico II, perché egli stesso aveva fatto della falconeria un’arte ed una scienza. Col suo trattato sulla falconeria De arte venandi cum avibus Federico II anticipò di 500 anni la nomenclatura binomia di Linneo!

A questo punto, deciso che i personaggi principali del gioco sarebbero stati i falconieri, dovevo farli agire e, soprattutto, dovevo far agire i loro falconi.
Questo mi ha portato ad identificarmi con i falconi stessi e spostarmi con loro e osservare Castel del Monte dall’alto. Da questo punto di vista mi è venuta l’idea di allargare il campo d’azione del gioco al territorio circostante il castello. Quindi i falconi lanciati dai falconieri da vari punti del castello avrebbero sorvolato il territorio circostante per avvistare e catturare le loro prede.

Sì, ma quali prede? Mi sembrò subito ovvio che, per una certa sensibilità, non potevo far catturare ai falconi le loro prede naturali: lepri, uccelli e altri animaletti innocui. Ci voleva un animale cattivo “tout-court”. Per cui rivolsi la mia attenzione ai bestiari medievali che, per altro, popolavano intensamente l’immaginario dei contemporanei di Federico II. La scelta cadde sul basilisco che per dimensioni, “cattiveria” e, soprattutto, per il fatto che fosse alato ne faceva la preda ideale. Pensai di diversificarli per colore e, quindi, di introdurne otto specie mantenendo così lo stesso numero che “governa” Castel del Monte.

Individuati i buoni e i cattivi, dovevo ideare il “campo” su cui si sarebbero scontrati. Ma, a condizionare la scelta sul tipo di rappresentazione del territorio circostante il castello, fu la decisione di introdurre due tipi di falcone, che avrebbero rappresentato due modalità di caccia col falcone: quella ad alto volo, praticata con falchi pellegrini e girifalchi dalle classi sociali più elevate, e quella a basso volo, praticata con gli astori, gli sparvieri dalle classi sociali più basse. I due tipi di falcone (falco pellegrino e astore) mi avrebbero permesso di diversificare le mosse: i falchi pellegrini avrebbero agito nel cielo aperto, gli astori avrebbero agito catturando le prede nella boscaglia.

A questo punto lo scenario circostante il castello era pronto. Decisi di riprodurlo con una serie di carte che sarebbero state disposte in file collocate in corrispondenza dei torrioni. Le azioni del gioco sarebbero corrisposte al movimento dei falconieri/ falconi sul camminamento del castello e al continuo mutamento dello scenario intorno ad esso.

Per arricchire ulteriormente l’ambientazione, introdussi la possibilità di bloccare i falconi avversari, ricollegandomi ad una delle innovazioni introdotte da Federico II nell’arte della falconeria: l’incappucciamento del falcone per tranquillizzarlo nel periodo di inattività, al posto della traumatica tecnica di “cigliare” (cucire le palpebre dei rapaci) fino ad allora in uso in Europa.

Il gioco così concepito piacque alla daVinci Games, che lo sottopose ad una serie di sessioni di playtesting abbastanza intense.
Con l’inizio dei playtest ci fu tra me e la casa editrice un proficuo scambio di idee sull’editing del gioco, da cui scaturì l’introduzione di otto tipi di bestie al posto del solo basilisco in otto colori. Nella scelta delle bestie ci affidammo soprattutto al Manuale di zoologia fantastica di Jorge L. Borges; inoltre, “pescammo” nei bestiari della Grecia classica e in quelli della Roma antica. Alla fine furono scelte, oltre al basilisco, la viverna, la coccatrice, lo jaculus, il peryton, lo stinfalus, lo strix e l’anfisbena. Avevano tutte una cosa in comune: erano alate.

Dal playtest vennero fuori principalmente due problemi: uno riguardava situazioni relative a un problema di “kingmaking” e l’altro di poca interazione tra i giocatori. Entrambi furono risolti brillantemente collaborando con la casa editrice: nel primo caso introducendo degli obiettivi nascosti e nel secondo con l’introduzione di scommesse sulla cattura di prede degli avversari.

Questi aggiustamenti, uniti all’introduzione di un sistema di punteggi per la vittoria finale che incentivassero il ribaltamento delle file e quindi il mutamento continuo di scenario, hanno reso Fredericus un gioco che - reggendosi perfettamente sulle sue gambe - sta cominciando ora a muovere con successo i primi passi.



Fredericus
Boardgame
Casa Editrice: daVinci Games
Numero dei Giocatori: 2/ 4
Prezzo Indicativo: 19,90 euro

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