Don’t panic! La storia della “Guida Galattica per Autostoppisti”

Omaggio a un classico della fantascienza, nel quarantennale della sua uscita
di Corrado Giustozzi
[pubblicato su RiLL.it nel giugno 2019]

A Italcon 2019, l’annuale convention dei professionisti italiani del fantastico, il giornalista e saggista Corrado Giustozzi ha tenuto un intervento sulla Guida Galattica per autostoppisti, di Douglas Adams, per il quarantennale della pubblicazione. Gli abbiamo chiesto di trasformare il suo intervento in un articolo per RiLL.it, e siamo molto felici di ospitarlo ora.
Per chi non lo sapesse, Corrado Giustozzi è da sempre appassionato ed esperto dell’opera di Douglas Adams, ed è stato consulente per la traduzione e l’adattamento in italiano del film “Guida Galattica per autostoppisti”, nel quale ha prestato la sua voce per un breve cameo a Gag Halfrunt, lo psicologo personale del Presidente della Galassia Zaphod Beeblebrox.


La leggenda vuole che in una notte d’estate del 1971 un diciannovenne inglese giacesse ubriaco in un prato vicino Innsbruck, in Austria. Era arrivato fin lì viaggiando per l’Europa in autostop, ed aveva con sé pochi soldi ed una copia prestatagli da un amico della “Guida all’Europa per autostoppisti” (The Hitchhiker's Guide To Europe) di Ken Welsh, un libro all’epoca famosissimo tra i giovani della cultura hippie che spiegava come viaggiare di paese in paese senza praticamente spendere un soldo.
Dice ancora la leggenda che quel ragazzo, contemplando il cielo stellato sopra di sé mentre smaltiva gli effetti della sbornia, fu folgorato dall’idea di quanto sarebbe stato eccezionale se qualcuno avesse scritto una “Guida alla Galassia per autostoppisti” (The Hitchhiker's Guide to the Galaxy), che aiutasse i viaggiatori spaziali squattrinati a muoversi tra i pianeti sfruttando astronavi di passaggio e suggerendo espedienti per campare senza quattrini e cavarsela nelle situazioni più impreviste.
Quel giovane si chiamava Douglas Adams, e in quel momento non poteva sapere che solo sette anni dopo quel libro lo avrebbe scritto lui stesso.



La sua idea prese maggiormente corpo tre anni dopo, durante una vacanza in Grecia con alcuni amici. Nel frattempo quel ragazzo si era laureato in Letteratura inglese a Cambridge ed aveva iniziato a scrivere per il teatro e per la televisione. Da lì a breve sarebbe giunto a collaborare con i Monty Python e a sviluppare alcuni episodi della celebre serie fantascientifica “Doctor Who”.
Fu proprio durante questo periodo, verso l’inizio del 1977, che Adams propose alla BBC di mandare in onda una serie radiofonica a puntate di fantascienza umoristica. Nella sua idea originaria questa si sarebbe dovuta chiamare “The ends of the Earth”, e sarebbe stata composta di singoli episodi indipendenti, alla fine di ciascuno dei quali la Terra sarebbe stata distrutta in modi sempre differenti. Ma durante lo sviluppo del primo episodio Adams concepì il personaggio di un alieno chiamato Ford Prefect e decise, ricordando l’intuizione avuta anni prima su quel prato di Innsbruck, che sarebbe stato un ricercatore della fantomatica Guida per autostoppisti galattici, pubblicata dalla grande casa editrice dell’Orsa maggiore. E così la serie fu rinominata “The Hitchhiker's Guide to the Galaxy”.

L’episodio pilota della nuova serie fu commissionato il 1° marzo 1977 e registrato il 28 giugno. Il primo gruppo di sei episodi venne commissionato il 31 agosto 1977, e Adams ne completò la scrittura nel febbraio 1978; la produzione venne completata il 3 marzo 1978, e così il primo episodio poté essere mandato in onda dal canale BBC Radio 4  il giorno 8 marzo 1978.
Fortuna volle che il produttore per conto della BBC fosse Geoffrey Perkins (dal secondo episodio in poi), il quale apprezzava molto l’umorismo e la fantasia surreale di Adams, e contribuì enormemente a soddisfare le sue incredibili e perfezionistiche richieste tecniche riguardanti, ad esempio la generazione degli effetti speciali sonori, l’accuratezza del missaggio, e così via. In effetti la Guida fu la prima serie radiofonica della BBC ad essere registrata e trasmessa in stereofonia.
Ma soprattutto Perkins ebbe il merito di non farsi scoraggiare dalla sregolatezza di Adams, il quale non rispettava alcuna scadenza lavorativa ed era sempre in ritardo sui tempi, costringendo così tutti gli altri membri della troupe (dagli attori ai fonici) a lavorare sul filo del rasoio e senza rete. Più di una volta, a quanto si tramanda, Adams finì di scrivere il copione di un episodio mentre si recava in taxi allo studio dove lo attendevano per la registrazione, e spesso gli attori dovettero improvvisare le proprie parti su di un canovaccio poco più che abbozzato.

Il successo della serie fu tuttavia clamoroso, e andò oltre ogni più rosea aspettativa della produzione. L’esplosivo mix di nonsense, humour inglese, ed irriverenti ma geniali critiche verso l’establishment britannico, assieme al disinvolto utilizzo tongue-in-cheeck (leggermente parodistico, NdR) di argomenti pseudoscientifici e filosofici, ed alla arguta presa in giro dei più comuni archetipi della fantascienza, resero immediatamente la trasmissione un vero e proprio oggetto di culto presso gli ascoltatori di ogni età e formazione culturale. Ciò spinse Adams a trasformarla in un libro, che fu basato sui primi quattro episodi trasmessi e uscì ad ottobre 1979; e la BBC a chiedergli di mettere rapidamente in cantiere una seconda serie composta da altri sei episodi.
Fu proprio durante la registrazione di tale seconda serie, per la precisione il 29 maggio del 1979, che la BBC commissionò ad Adams anche la realizzazione di un episodio pilota per un adattamento televisivo della serie stessa, da consegnarsi il 1° agosto. Questa scadenza fu poi estesa alla fine di novembre per via degli impegni di Adams sia con la seconda serie radiofonica della Guida che con gli episodi televisivi del “Doctor Who”. La produzione del pilota televisivo iniziò così nei primi mesi del 1980 e terminò il 2 luglio dello stesso anno, mentre la produzione del primo episodio iniziò nel settembre 1980 e terminò a ridosso della sua messa in onda che avvenne il 5 gennaio 1981; i rimanenti episodi vennero registrati, fuori ordine, nei mesi successivi.

Per la serie televisiva furono scritturati quasi tutti gli attori che avevano preso parte alla trasmissione radiofonica: le uniche eccezioni furono costituite da David Dixon, che sostituì Geoffrey McGivern nel ruolo di Ford Prefect perché fisicamente più vicino al personaggio come era stato descritto da Adams, e Sandra Dickinson, che sostituì Susan Sheridan nel ruolo di Trillian perché quest’ultima non era disponibile in quel periodo a causa di precedenti impegni professionali. La serie, una delle più costose sino ad allora prodotte dalla BBC, ebbe un enorme successo di pubblico e contribuì a consolidare la fama di Adams nonché a fissare l’immagine dei personaggi nell’immaginario collettivo degli appassionati della saga.

Nel frattempo il libro tratto dalla serie radiofonica originale era a sua volta divenuto famoso in tutto il mondo, così Adams gli diede seguito con altri volumi liberamente tratti, in modo più o meno fedele, dai successivi episodi sia radiofonici che televisivi. Ciò diede origine a versioni discordanti della narrazione, con situazioni e addirittura personaggi differenti fra le edizioni radiofoniche, televisive e letterarie: il che consentì all’autore di non preoccuparsi affatto della coerenza narrativa dell’insieme, ma di continuare ad aggiungere deliberatamente caos al caos.
Lo stesso numero di libri pubblicati subì un’evoluzione in corso d’opera: alla prima serie di tre volumi più o meno “canonici” ne seguirono infatti altri due originariamente non previsti, componendo così quella che lo stesso Adams amava definire “una trilogia in cinque volumi”!
(nel dettaglio, si tratta di: “Guida galattica per gli autostoppisti”, 1979; “Ristorante al termine dell'Universo”, 1980; “La vita, l'universo e tutto quanto”, 1982; “Addio, e grazie per tutto il pesce”, 1984; “Praticamente innocuo”, 1992, NdR).

Per anni Adams cercò di portare la Guida anche sul grande schermo, contattando produttori hollywoodiani e facendo frequenti viaggi in California, dove andò infine a vivere nel 1999. L’idea iniziò a concretizzarsi nel 1998, quando la Disney acquistò i diritti di trasposizione cinematografica del primo romanzo della serie e Adams iniziò a scrivere per il futuro film una sceneggiatura che, ancora una volta, introduceva nella storia situazioni e personaggi interamente nuovi rispetto alla versione letteraria canonica. Purtroppo l’11 maggio del 2001 Adams morì improvvisamente, a soli 49 anni, per un arresto cardiaco causato da un progressivo restringimento delle coronarie che lo aveva interessato a sua insaputa. Il progetto tuttavia non venne cancellato da tale catastrofico avvenimento ma solo ritardato: la Disney affidò infatti a Karey Kirkpatrick il completamento, o meglio la riscrittura postuma, della sceneggiatura lasciata incompiuta da Adams, ed il film uscì infine nel 2005.

All’epoca della sua uscita il film non ebbe un immediato successo di pubblico, anche per via di alcune importanti deviazioni iconografiche e stilistiche dalla serie originale. Tuttavia, col passare degli anni, ha finito per conquistare un posto nel cuore di tutti gli appassionati dell’opera di Adams, perché è comunque fedele allo spirito della saga ed in un certo modo rappresenta una sorta di testamento spirituale dell’autore inglese.
Da notare anche la presenza di due delicati camei che collegano direttamente il film alle serie originali della BBC: il personaggio detto “immagine spettrale”, ovvero la registrazione automatica che annuncia agli occupanti della nave spaziale Cuore d’Oro il lancio contro di loro di due missili termonucleari da parte del pianeta Magrathea, è interpretato da Simon Jones, che aveva interpretato il protagonista terrestre Arthur Dent sia nella serie radiofonica che in quella televisiva; mentre nella sala d’attesa dell’ufficio dei Vogon sul pianeta Vogsfera, popolata da innumerevoli esseri di molteplici razze, compare per qualche istante la versione originale, goffa e sgraziata, di Marvin, il robot paranoico, così come era stata rappresentata nella serie televisiva.
E in chiusura, poco prima dei titoli di coda, una breve, laconica dedica: “For Douglas”.





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