Il Foglio, fra passato e futuro

Intervista a Gordiano Lupi, fondatore e responsabile delle Edizioni Il Foglio, in occasione del ventennale della rivista Il Foglio Letterario
di Alberto Panicucci
[pubblicato su RiLL.it nel luglio 2019]

Era l’anno 2000, e al Trofeo RiLL giunse secondo un racconto intitolato “La scala dei ricordi” (che potete leggere in un’altra pagina di questo sito).
Alla premiazione a Lucca conoscemmo l’autore, il piombinese Gordiano Lupi, che ci parlò della sua rivista, Il Foglio Letterario, attiva da circa un anno e particolarmente aperta agli esordienti e alla letteratura di genere.
Gordiano ci piacque subito (sarà che, bazzicando Lucca dal 1994, noi RiLLini una certa dimestichezza con i toscani l’avevamo sviluppata)… e così inizio una bella collaborazione che dura ancora oggi, che ha portato l’amico Gordiano nella giuria del Trofeo RiLL (dal 2001) e molti racconti premiati del nostro concorso a essere pubblicati sulle pagine della sua rivista (l'ultimo in ordine cronologico è stato “F.lli marziani, dal 1947”, uscito nel numero di dicembre 2018).

Nel 2019 Il Foglio Letterario compie vent’anni e, visto che dalla rivista è nata una casa editrice (Il Foglio), il compleanno è doppio. Ecco quindi l’idea di un’intervista per fare il punto su questa lunga storia editoriale, a metà strada fra i ricordi del passato e le prospettive per il futuro.

Prima di entrare in medias res, però, è giusto ricordare che venerdì 9 agosto, dalle 21, la Cittadella di Piombino ospiterà la festa de Il Foglio Letterario: la giusta celebrazione del ventennale e un happening con tutta la squadra della casa editrice. Una festa che con questa intervista (ovviamente in venti domande!) ci piace anticipare….

Gordiano, dal 1999 al 2019 sono vent’anni de Il Foglio Letterario e quindi anche della casa editrice Il Foglio (che nasce nel 2003, come evoluzione). Prima domanda, doverosa: come inizia l’avventura?

Per gioco, come tutte le cose belle. Un incontro tra amici per fondare una rivista letteraria. Era un giorno di maggio del 1999, ma il primo numero (qui accanto la sua prima pagina, NdR) uscì a metà luglio.
Nel 2003 abbiamo cominciato a stampare libri veri, dopo aver realizzato alcuni supplementi della rivista, e sono nate le prime collane editoriali. Cinema, Cuba e narrativa scritta da giovani sono sempre state la nostra caratteristica.

Dalla rivista è nata la casa editrice. Si fa un po’ di confusione fra le due, anche perché i nomi sono molto simili… vuoi spiegarci per bene?

Siamo l'uno e l'altro. La rivista Il Foglio Letterario oggi esiste sia come testata digitale che come free press pubblicitario, ed è un trimestrale diretto da Vincenzo Trama. La casa editrice Il Foglio negli anni è cresciuta molto, adesso ha oltre duecento titoli in catalogo, e ovviamente anche un sito.

Perché decideste di passare dalla rivista alla casa editrice? Insomma: come arrivaste ad ampliare il progetto?

Per caso. Prima la rivista, poi i supplementi, e la fiera di Pisa nel 2003, con un successo inaspettato di vendite. Ci dicemmo: i nostri libri piacciono (ed erano stampati male, ma erano cose nuove che nessuno faceva, all’epoca), perché non fare gli editori?
Mettemmo da parte la rivista - che adesso è risorta, grazie a Vincenzo Trama - e ci siamo dedicati a pubblicare libri.

Quale è (e quale era, se nel tempo è cambiata) la vostra mission, il focus della vostra attività editoriale?

La mission iniziale era avvicinare i giovani alla lettura. Siamo partiti da due autori piombinesi importanti che erano da poco scomparsi: la poetessa-pittrice Maribruna Toni e lo scrittore Aldo Zelli. Il nostro motto era: I generi a braccetto con la tradizione.
Una grande attenzione al genere in effetti c'è sempre stata e resta anche oggi, sia nella collana Cinema che nella Narrativa. La mission non è cambiata molto, perché ci interessa scoprire nuovi autori (e lo facciamo!) oltre che pubblicare cose insolite.

I primi libri pubblicati dalla casa editrice. Quali erano? Ricordi l’emozione di quelle “prime volte”?

I primi libri erano supplementi della rivista. Di mio pubblicammo “Sangue tropicale”, un horror che è poi confluito nella raccolta “Orrori tropicali” ed è diventato un fumetto disegnato da Oscar Celestini. Poi pubblicammo un inedito di Aldo Zelli, la fiaba “Putifarre e Serafino”.
Emozione ce n'era molta, anche incoscienza e inconsapevolezza.

Oggi le Edizioni Il Foglio ha un catalogo amplissimo, con libri anche molto curati. All’inizio ovviamente non era così, è normale in quella fase tentare, e via via correggere il tiro. C’è qualche libro di quella fase che ricordi, che ti fece pensare che avevate imboccato la strada giusta?

I primi libri erano stampati male, ma restano dei buoni libri. Ricordo con piacere gli horror “Fame - La trilogia cannibale”, “La stagione della follia” e “Malefica”, per esempio. E poi i primi libri di Sacha Naspini (“L'ingrato”) e di Lorenza Ghinelli (“Il divoratore”)
Abbiamo fatto tante cose, non tutte perfette ma molte buone e sono convinto che la nostra presenza editoriale sia importante.

Un libro (al massimo due!) edito da Il Foglio cui sei particolarmente legato.

Due li ho già citati sopra, perché Naspini e Ghinelli sono diventati autori di successo, oltre tutto “L'ingrato” lo abbiamo ancora in catalogo (insieme a “I sassi”, sempre di Naspini). Aggiungo l'autobiografia dello sceneggiatore e regista Corrado Farina (“Attraverso lo schermo - Film visti e film fatti”), scritta poco prima di morire, perché era un amico importante e “Il Meridiano di Maribruna Toni”, con l'opera omnia di una grande poetessa morta troppo giovane.

Il vostro catalogo spazia dalla saggistica al fumetto, alla poesia, alla narrativa. Per di più, siete sicuramente scopritori di talenti (penso ai già citati Ghinelli e Naspini, ma anche Wilson Saba). Come selezionate le opere che poi pubblicate?

Selezioniamo in base alla qualità, dopo attenta lettura, facendo un'analisi di contenuto e forma (Croce docet). Spesso ci serviamo di consulenti esterni fidati, che ci consigliano opere da pubblicare. Ogni nostro libro ha un suo perché di carattere culturale, mai un motivo economico.

Visto che sei tu che decidi il grosso delle opere da pubblicare… Come si accende la lampadina nella tua testa? Cosa ti fa capire che un dato manoscritto meriti una chance?

Sicuramente serve uno stile brillante, leggibile, una forma ineccepibile e un contenuto all'altezza. Sono convinto comunque che non è tanto importante quello che si dice ma come lo si dice.

Come siete organizzati in casa editrice? Io ho visto in azione in fiere librarie te e tua moglie, allo stand, ma ovviamente non siete soli…

Siamo molti, anche se il grosso del lavoro pratico resta sulle mie spalle (scelta degli autori e programmazione) e su quelle di mia moglie Dargys (qui accanto, a una fiera letteraria, ritratta in un tipico momento di vita allo stand, di quelli anche noi RiLLini conosciamo bene, NdR), che si occupa soprattutto di vendite e lavoro di segreteria.

Sacha Naspini è il nostro grafico, supportato da Melisanda Massei Autunnali. Vincenzo Trama dirige la rivista Il Foglio Letterario, su carta e in digitale (e Francesco De Luca ne gestisce la parte Instagram). Patrizio Avella si occupa di marketing e di gestione eventi. Giovanni Modica dirige la collana Cinema. Fabio Strinati dirige la collana Poesia. Antonino Genovese cura la collana Ragazzi (ed è un ottimo autore per ragazzi lui stesso… la sua serie “Il nonno è un pirata” la vendiamo davvero molto bene”!).
Infine, mia figlia Laura mi dà una mano per la parte multimediale, cura i brevi filmati collegati ai racconti che scrivo su Piombino e che escono su Il Foglio Letterario (di Laura, tra l’altro, abbiamo pubblicato un piccolo libro di filastrocche e racconti, “Il cane volante e l'omino stellare”, che vende molto bene… e per me è una bella soddisfazione).

Il premio Strega. Siete stati segnalati dieci volte, sia Il Foglio come editore sia, più di recente, tu come autore. Come avete vissuto questa esperienza?

Il Premio Strega è un gioco che faccio volentieri, ben sapendo che ne uscirò sempre con le ossa rotte. Alla fine resta la soddisfazione di sapere che un mio libro è stato apprezzato da un lettore (prima erano due) importante, da un Amico della Domenica. Poi tutti sappiamo come andrà a finire… ma in ogni caso è pubblicità.

Nel 2017 siete stati al Festival del Cinema di di Venezia, per un film tratto da un libro de Il Foglio (tra l’altro, un romanzo di fantascienza). Raccontaci questa esperienza.

Anne-Riitta Ciccone è una regista italo-finlandese che ha girato un gran bel film (“I'm - Infinita come lo spazio”), purtroppo penalizzato dalla scarsa distribuzione. Sono tra i pochi ad averlo visto, al Festival del Cinema di Venezia. Da quel film ha tratto anche un bel romanzo, che abbiamo pubblicato noi e che è stato presentato al Premio Strega, ma la fortuna non l'ha premiato. A noi resta la soddisfazione di averla sostenuta ed essere stati a Venezia.

La casa editrice e la città di Piombino. Che rapporto c’è?

Alti e bassi. In questo periodo più alti che bassi. Abbiamo molti libri dedicati alla città: raccolte di leggende, ricette, gialli, noir, persino romanzi ambientati a Piombino (“Calcio e acciaio”, “Miracolo a Piombino”, “Sogni e altiforni” sono miei romanzi usciti con altri editori, tutti presentati al Premio Strega).
Il pubblico li apprezza, sono un buon veicolo turistico, ma non abbiamo mai visto lungimiranza da parte dell'amministrazione comunale né della stampa locale nel supportare le nostre iniziative. Purtroppo (o per fortuna) restiamo soli a dover far quadrare il bilancio, pure se abbiamo la cosa più importante che ci conforta: il sostegno dei lettori.

Torno su Il Foglio Letterario. Vent’anni di vita, per una rivista, sono molti… e molte cose son cambiate dal primo numero del 1999. Vuoi parlarcene?

La rivista è sempre stata gestita da un gruppo composito. All’inizio c’eravamo noi fondatori (Panerini, Maggioni ed io) ma anche tanti autori e collaboratori (Luigi Boccia, Fabio Giovannini, Fabio Maragoni e tanti altri di cui ora dimentico il nome). Poi per molto tempo abbiamo cessato di pubblicarla, usando la denominazione solo per stampare una free press che regalavamo alle fiere e ai mercati cui partecipavamo come casa editrice.
Da un paio d’anni la rinascita come web-magazine: Vincenzo Trama l’ha resa un prodotto culturale molto interessante, ricco di contenuti multimediali e scaricabile come e-book. Abbiamo tantissimi collaboratori e consideriamo la rivista il nostro fiore all’occhiello, che ci aiuta a scoprire e selezionare nuovi autori.

Andiamo più sul personale. In alcune interviste tu hai detto che da ragazzo sognavi di fare lo scrittore e il calciatore. In modo diverso, ci sei riuscito (scrittore lo sei, nel calcio hai fatto l’arbitro fino alla Serie C). Però nella tua vita hai fatto anche l’editore. Che effetto ti fa? È una ciliegina sulla torta, un “viaggio inaspettato” o… cosa?

Fare l’editore completa i miei sogni di ragazzo, anche se resto piccolo in tutti i campi, sia come scrittore che come editore. È molto bello poter scegliere cosa pubblicare e disporre di una struttura distributiva che mi permette di far arrivare ai lettori cose che amo e che non trovo in libreria.


Cosa hai imparato da questa avventura ventennale?

Che non si finisce mai di imparare … e che non ti devi mai attendere riconoscenza e apprezzamento da nessuno. Devi solo fare le cose che ami e le cose in cui credi.

Hai un rimpianto legato alla casa editrice?

Il mio unico rimpianto è non aver avuto la capacità di far diventare un'azienda questa passione, non essere riuscito a farne il mio unico lavoro. Forse per un eccesso di purezza, non scenderei mai a patti con le cose che ritengo indiscutibili, pure se di tanto in tanto mi consigliano di fare scelte diverse.

Un incontro fatto in questi anni di editoria che ricordi in modo particolare.

Quello con mia moglie. Se non ci fosse stata lei, tutto questo non sarebbe esistito.

So che ami molto la frase di un autore cubano, Cabrera Infante: “Vivere con i ricordi è bellissimo, ti riempie il cuore di una struggente felicità”. Cosa ti dà in questo senso la lunga storia de Il Foglio Letterario e della casa editrice?

È una frase che ho messo in bocca anche al protagonista dei miei romanzi piombinesi (“Calcio e acciaio” e “Sogni e altiforni”). Va completata: “Vivere di ricordi fa morire in fretta, vivere con i ricordi è bellissimo…”.
Il Foglio risponde bene a questo motto, conserva tutto il passato e ogni tanto si mette a sfogliarlo (per esempio sul sito della rivista stiamo digitalizzando i primi numeri e i nostri primi libri) ma sempre con lo sguardo rivolto al futuro, come diceva Pierangelo Bertoli.

Parlaci brevemente dei prossimi progetti della casa editrice.

Sopravvivere restando coerenti alle idee di partenza, senza cedere alle lusinghe del mercato e alle suggestioni del marketing, continuando a fare una cultura che parta dal fumetto e dal genere per arrivare a Proust. Non è mica poco.


Nella foto a tutta pagina: Da sinistra, Nino Genovese e Gordiano Lupi, allo stand delle Edizioni Il Foglio, in una fiera letteraria, decisamente circondati dai tantissimi libri della casa editrice!



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