“Non di solo pane” e altri racconti...: la parola agli autori

Intervista agli autori del XXI Trofeo RiLL e di SFIDA 2015 pubblicati nell’antologia "Non di solo pane e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni"
di Alberto Panicucci
[pubblicato su RiLL.it nel dicembre 2015]

L’antologia Mondi Incantati del 2015 è Non di solo pane e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni: un libro con quindici storie, dieci delle quali selezionate da RiLL, con il XXI Trofeo RiLL e SFIDA 2015. Come tradizione, dedichiamo agli autori di questi racconti un’intervista collettiva, per approfondire e andare al di là del semplice titolo di ogni storia, per soddisfare e stimolare la curiosità di tutti i lettori.

Iniziamo parlando dei racconti premiati del XXI Trofeo RiLL: cinque racconti, scelti fra i 297 racconti partecipanti complessivi del concorso.

Il racconto primo classificato è Non di solo pane, che dà il titolo all’intera antologia e che è stato scritto dal veronese Davide Camparsi.
Con la vittoria al XXI Trofeo RiLL, Davide “chiude un cerchio”: due anni fa, infatti, vinse il XIX Trofeo RiLL da assoluto esordiente (infatti Perché nulla vada perduto è il suo primo racconto ad essere stato pubblicato), dopodiché ha collezionato vittorie e piazzamenti in molti altri concorsi letterari (fra questi: ESESCIFI 2013, il VI Trofeo La Centuria e La Zona Morta, i premi Esecranda e IncPi), tornando infine sul gradino più alto del podio del Trofeo RiLL 2015.
Non di solo pane si basa su un’idea semplicissima: Dio scende sulla Terra, e interagisce con gli uomini. In particolare, il racconto ruota intorno a una cena a casa di una famiglia di Verona, con Dio e due arcangeli come invitati.
È un racconto ironico, lieve, ma anche sorprendente, perché a un certo punto fa capolino una domanda assolutamente non facile, che viene rivolta direttamente a Dio: perché il Male?
Immaginare che Dio risponda (e scrivere la risposta!) non è esattamente banale, Davide…

“Più che la domanda, credo che a cambiarci sia la risposta che diamo, nella vita come nel racconto. Teologi e filosofi discutono da secoli su perché esista il Male se Dio è buono; posto che Dio esista, naturalmente.
In ogni caso, dal mio punto di vista è la risposta a cambiarci, a fare di noi le persone che siamo.
Se Dio è Creatore, come piace immaginarlo a me, è l'atto del creare a dargli un senso. Se Dio esiste, non lo penso in un angolo dell'Universo a far la comare pettegola e a giudicare le nostre mancanze. Se siamo fatti a immagine e somiglianza sua, è l’atto di creare, e di dare un senso alla creazione, che ci eleva dal grumo di atomi che in fondo siamo. A me piace pensarla così. In questo ci vedo quell’emozione che definiamo: amore.
Il Male è una conseguenza dell’esistenza, una caratteristica intrinseca della materia, per quanto poi a livello personale sia doloroso, e ci mancherebbe. Ho letto una volta di un detenuto in un campo di concentramento (di cui ora non ricordo il nome) che in mezzo a tutto quell’orrore, mentre mangiava una brodaglia informe, raccontava di aver visto galleggiarvi dentro un occhio di pesce. E di avervi scorto una bellezza commovente, in quel frammento umilissimo. Se persino in una situazione del genere un uomo è riuscito a scegliere la bellezza invece dell'orrore, è proprio la risposta che ha scelto di fronte all'insensatezza dei campi di sterminio che credo abbia preservato il suo spirito. La scelta personale del senso piuttosto che il caos insensato del Male.
Il racconto è venuto fuori così, aveva la sua voce. Non ho pensato al rischio di inserire un tema simile in un racconto fantastico, per di più sino a quel punto ironico. Mi sembrava giusto che il nodo della storia fosse quello. Perché prima o poi è il nodo di tutti. Ognuno sceglie come scioglierlo. O se lasciarlo annodato.”

….Avrete capito che Non di solo pane è proprio un racconto da leggere!!
Per ulteriori approfondimenti sul racconto vincitore del XXI Trofeo RiLL vi rimandiamo all’intervista a Davide Camparsi, la più originale intervista sia mai stata fatta ad un autore del Trofeo RiLL: sono stati infatti gli studenti della classe di “Advanced Italian” del Bowdoin College (università privata del Maine, USA), “capitanati” dalla loro docente, la nostra amica e giurata Arielle Saiber, ad intervistare il bravo Davide, sottoponendolo al fuoco di fila delle loro domande.

Con il racconto secondo classificato si cambia completamente atmosfera, nella migliore tradizione delle antologie Mondi Incantati.
La notte che bruciammo la Croma è un racconto di fantascienza, che insieme omaggia e tradisce il Cyberpunk di William Gibson, narrando una “mission impossibile” in una Roma post-apocalittica, ma sempre popolata da bande criminali.
Con questo racconto, Massimiliano Malerba diventa il primo autore della storia del Trofeo RiLL ad essersi classificato in tutte le migliori posizioni del concorso: primo posto (nel 2011), secondo (quest’anno), terzo (nel 2014) e quarto (nel 2009). Visto che dall’edizione 2015-2016 il bravo Massimiliano non potrà più partecipare al Trofeo RiLL (perché RiLL ha dedicato ai suoi racconti un’antologia personale, L’ostinato silenzio delle stelle) dobbiamo proprio dire che chiude in bellezza!!
Sei d’accordo con noi, Massimiliano?
Ti immaginiamo al Bar San Calisto a festeggiare il secondo posto con i personaggi del tuo racconto: il Belli, l’Olonnese, Bum Beano, Gesù Yeti…

“Sicuramente mi fa molto piacere questo quadruplice piazzamento al Trofeo RiLL, chiudendo con un racconto che mi ha molto divertito. Come spesso accade, nasce da una domanda bizzarra quanto attraente: cosa succede se mescolo in parti uguali i Racconti Romani di Moravia con le immaginazioni cyberpunk di William Gibson (due autori che apprezzo molto)?
Potranno, gli straccioni pataccari descritti dal grande scrittore romano, sopravvivere e prosperare nelle bidonville post-apocalittiche dell’Hinterland cyberspaziale? Cosa accade quando la Romanità nella sua forma più autentica e neorealistica si amalgama (e ne è di sicuro capace!) con i deliri delle mega-corporazioni, tra virus informatici e cyborg strafatti di droga? Non potevo non andarlo a scoprire, o almeno tentare di farlo.
Non so se ci sono riuscito, ma credo che il trapianto possa funzionare, se condito dalla giusta ironia e lievità, come deve essere.
I personaggi miserabili di questo Poveri ma brutti fantascientifico sono sicuramente dei perdenti ma, come al solito, io mi appassiono ai perdenti; soprattutto a quelli che trovano sempre il modo di farla franca, di tirare avanti e magari trovare un riscatto personale, una redenzione finale nell’atto eroico, definitivo.
In quanto al bar Calisto, beh io mi ci ritrovo a passare spesso, e anche se l’atomica non è (per fortuna) esplosa, le granite con panna me le mangio volentieri!”

Sul gradino più basso del podio troviamo Quelli dell’impianto, di Luigi Rinaldi: un racconto di fantascienza che mischia abilmente avventura, umorismo (anche demenziale), romanticismo ed erotismo, narrando le disavventure di una sgangherata coppia di spurgatori di fogne del futuro.
Un racconto dal background decisamente trash, ma anche dal ritmo incalzante… come sei arrivato a miscelare tutti questi ingredienti, Luigi?

“L'ispirazione mi è arrivata da lontani ricordi, di quando lavoravo per una ditta impegnata nella gestione di impianti di depurazione. Mi ero sempre riproposto di scrivere qualcosa su quel periodo e quell'attività perché di cose accadute, reali!, ne avrei da raccontare… e neanche poche! Storie divertenti, comiche, persino misteriose (negli impianti di depurazione a volte capitano cose davvero strane, ve lo assicuro…).
Il problema era che non riuscivo a trovare l’approccio giusto per scrivere una di quelle storie.
Dopo molti tentativi ho scelto un background trash, ai limiti del demenziale, piuttosto insolito per me.
Mi sembra che si sia adattato molto bene a quei ricordi e, soprattutto, al tipo di personaggi che volevo rappresentare: i classici italiani medi, furbi e idioti allo stesso tempo e, sempre allo stesso tempo, colpevoli e vittime. Quelli dell’impianto è un racconto che ricalca, nel suo piccolo, un certo tipo di commedia all'italiana, seppur futuristica, dove si ride ma allo stesso tempo la risata è amara.
Riguardo ai due protagonisti, sono così diversi, male assortiti, quasi messi insieme apposta; ma, dietro la loro spavalderia e il loro cinismo un po' arrogante, nascondono una fragilità inaspettata e una sensibilità nascosta. Di persone così, in fondo tremendamente sole, soprattutto con una grande difficoltà nel mettersi in discussione e nell’esprimere i propri sentimenti, ce ne sono in giro molte più di quel che pensiamo… e per questo, alla fine del racconto, ho voluto dare loro un'opportunità. Il finale, tra ambulanze, pompieri, esercito, è proprio questo: una sorta di speranza. Anche loro, chissà, sono una sintesi di facce, di persone che ho conosciuto, e anche un po’ di me stesso.”

Quarta classificata al XXI Trofeo RiLL è la novarese Antonella Mecenero, autrice di Notte stellata: una ghost-story dei giorni nostri, che mischia politica e fantastico, tratteggiando con molta cura i due protagonisti.
“Nessuno immagina un fantasma a Milano”, scrivi a inizio racconto, Antonella… e invece tu hai voluto raccontare proprio questo, giusto?

“Sì, l’idea di partenza era proprio questa, inserire un ingrediente sovrannaturale in un contesto di sconcertante banalità. Quindi un appartamento borghese a Milano, con le finestre che tremano quando passa il tram, l’odore di minestra che filtra dal piano di sopra, subaffittato a tre studentesse universitarie. Mi piaceva anche l’idea di avere un fantasma che fosse l’esatto opposto di un eroe romantico o di un assassino tormentato: un politico corrotto e godereccio che ha passato la vita in mezzo alla gente che conta, dividendosi tra una moglie dal cognome importante e un’amante prosperosa.
Per scrivere il racconto è in pratica bastato osservare come questo fantasma interagisse con una delle giovani inquiline e la storia si è costruita da sola. L’unica difficoltà è stata entrare nella mente di questo insolito fantasma assai poco incline a pentirsi per i suoi trascorsi terreni, per renderlo un personaggio a cui il lettore si potesse, nonostante tutto, affezionare.”

Al quinto posto ancora un’autrice: è Giorgia Cappelletti, che per la prima volta (e con piacere) premiamo al Trofeo RiLL e pubblichiamo su un'antologia Mondi Incantati.
Draco Dormiens è un racconto fantasy ambientato in una realtà molto vicina alla nostra: si svolge in uno scavo archeologico (e i riferimenti tecnici sono perfetti, “tradendo” così le competenze e il mestiere di Giorgia), ci sono cellulari, caffettiere, riferimenti al mondo dell’università e delle Soprintendenze ma poi… arriva il fantastico, rappresentato dall’animale che forse più di tutti ha stimolato l’immaginario di autori e lettori (e lo stesso farà, possiamo anticiparlo, con i personaggi del racconto).
È una sorta di realismo magico, Giorgia?

“Puoi chiamarlo così, oppure un fantastico coerente!
Il fantasy che mi colpisce di più, per gusto personale, è quello che convive con la realtà quotidiana, soprattutto quella noiosa e poco eroica (sì, anche lo scavo archeologico può diventare una routine, con buona pace di Indiana Jones). Se mi perdo in un bosco folto e buio alla Fangorn e mi fermo per bere a una fonte, beh, ci sta che io venga rapita da una ninfa; se invece la ninfa sbuca dal rubinetto mentre sto lavando i piatti, la cosa si fa più interessante!
Quando ho letto Harry Potter, a dodici anni, sono rimasta folgorata. A incantarmi era proprio l'aspetto così normale della magia, per cui sembrava perfettamente credibile che questi ragazzini scrivessero ai genitori via gufo o invidiassero la nuova scopa da corsa del compagno ricco.
Detto questo, io condivido il principio scrivi quello che conosci: quando leggo di un personaggio che balza in sella e parte al galoppo senza aver mai toccato un cavallo in vita sua, perdo un po' il gusto della lettura.
Certo, potrebbe anche essere invidia, visto che io mi sono rotta il bacino tentando di galoppare...
Comunque stare accovacciati sui talloni per ore con la cazzuola che fa tling-tling è una condizione ideale per sbrigliare l'immaginazione (e arrivare a fine giornata).”

Oltre al XXI Trofeo RiLL, nel 2015 RiLL ha bandito anche SFIDA: il concorso gratuito che riserviamo agli autori giunti almeno una volta in finale al Trofeo RiLL, e che mette in palio la pubblicazione sull'annuale Mondi Incantati.
L’edizione 2015 di SFIDA era per noi particolarmente significativa: era infatti l’edizione del decennale del concorso. Un concorso che, dal 2006, chiede ai partecipanti di scrivere un racconto fantastico che rispetti uno o più vincoli, stabiliti di anno in anno da RiLL.
Per il 2015 tutti i racconti partecipanti dovevano contenere/ elaborare lo stesso evento-chiave: una perfetta esecuzione. Una traccia volutamente ambigua e interpretabile…
Ogni autore poteva sviluppare a piacere il proprio racconto, sia a livello di genere sia a livello di trama: per questo abbiamo potuto selezionare un gruppo di cinque racconti fra loro molto diversi (oltre che belli!).

Fra i 17 testi partecipanti, letti e valutati in forma anonima (esattamente come succede al Trofeo RiLL), RiLL ha scelto i racconti di Roberto Fogliardi, Massimiliano Malerba, Antonella Mecenero, Luca Simioni e Andrea Viscusi, tutti vincitori ex aequo di SFIDA 2015.

Il racconto di Antonella Mecenero, però, ha ricevuto il premio speciale Lucca Comics & Games: un award che la direzione del festival assegna ogni anno a quello che ritiene il migliore dei testi vincitori di SFIDA.

Caccia all’orso è un racconto fantasy dalla scrittura immediata e diretta, che riesce subito a costruire un’atmosfera e ad avvincere il lettore. Un racconto che sviluppa molto bene l’evento-chiave scelto da RiLL per SFIDA 2015, risultando giustamente crudo (ma non crudele!) nel suo svolgimento. Insomma, un racconto riuscito, che ha permesso ad Antonella Mecenero di piazzare una doppietta nell’antologia 2015.
Ti aspettavi tanto da una storia che ha per protagonisti “solo” quattro bambini, Antonella?

“Quest’anno la sfida proposta era particolarmente stuzzicante. L’idea stessa della perfetta esecuzione mi ha portato verso atmosfere fantasy classiche. Non volevo una storia necessariamente originale, ma un incastro di esecuzioni perfettamente eseguite. C’è una pena capitale, una caccia, una vendetta e, forse, una ribellione.
Come fatto notare, vi sono molti passaggi crudi, dopo tutto il fantasy classico si ispira a un periodo storico, il Medio Evo, in cui l’uomo ha spesso messo in luce i propri aspetti peggiori. Avere come protagonisti quattro bambini, però, permetteva di filtrare la vicenda attraverso il loro sguardo, una sorta di innocenza che sopravvive nonostante tutto.
Inoltre mi piace molto, sopratutto nelle storie fantasy, miscelare pochi elementi, in una sorta di minimalismo magico, in cui ogni particolare trova all’interno del racconto la sua giustificazione.”

Porta a casa una doppietta anche Massimiliano Malerba, che con Cesare deve morire racconta con ironia un viaggio al tempo delle Idi di Marzo, con il protagonista che parte dal futuro per rivedere da vicino uno degli assassinii più celebri della storia, nell’antica Roma repubblicana.
Ma, ovviamente, le cose andranno come da programma…

“L’idea del racconto nasce dalla mia passione per il Tempo, come entità esteriore e interiore (e qui vi rimando a un certo Ballard…).
Naturalmente la storia ha la classica struttura di quelle coi paradossi temporali, con universi (nel senso di cosmi temporali) alternativi, e la giusta dose di guai: eh no che le cose non vanno come dovrebbero!
Da un lato, sono affascinato dal mondo Romano antico e dal suo personaggio più discusso, Giulio Cesare; dall’altro, non volevo perdere l’occasione di dipingere un ménage di coppia che, sono certo, a molti lettori potrà risultare piuttosto familiare!
Eh sì, cosa c’entrano una moglie arrabbiata e un marito insoddisfatto con il crono-turismo sfrenato e i suoi risvolti sociali, un Dictator ormai accerchiato (e quanto mai diverso da come ce lo aspettiamo) e una frizzante capitale del futuro Impero? Leggete e lo scoprirete.
Torno in questo breve racconto a parlare di Cesare, lo ho già fatto in altre mie storie, ma lo faccio come piace a me, svelando dettagli presunti e caratteristiche lontane dall’iconografia classica. Ma forse neanche troppo…”

Con Il mare “ciaccato”, di Roberto Fogliardi, restiamo in Italia.
Siamo ai giorni nostri, ad Ancona (infatti ciaccato è parola dialettale che sta per “torbido, ma non troppo”) e il ritrovamento di un anello d’oro durante un’escursione subacquea riserverà molte (orrorifiche) soprese al protagonista, descritto come un bonario John Wayne nostrano…
Spiega meglio l’autore:

Il desiderio nasce da quello che osserviamo ogni giorno, sentenziava il Dr. Hannibal Letter ne Il Silenzio degli innocenti, e così anche l’ispirazione.
Vivo in una città di mare, Ancona, a duecento metri dalla spiaggia del Passetto, dove figuri in tuta subacquea (me compreso, almeno tra aprile e novembre) si immergono per affrontare la sfida della pesca in apnea, e dove ancora si tramandano antiche tradizioni culinarie. Dove ancora si taglia la coda alle crocette, molluschi tipici della zona, prima di cucinarle in calderoni ribollenti con finocchio forte e pomodoro. Dove non è affatto impossibile che antichi orrori ancora striscino in grotte anticamente usate per rimessare le imbarcazioni dei pescatori, e ora invece diventate il ricovero dei pronipoti dei grottaroli, metà uomini delle caverne e metà rustici vacanzieri adriatici.
Il massiccio protagonista del racconto si immergerà letteralmente in inaspettati orrori locali e non riuscirà facilmente a liberarsi della sua passione per la pesca subacquea, credetemi!”

È ambientato ai giorni nostri anche Karma, di Andrea Viscusi: un racconto sulla follia e le sensazioni, soprattutto olfattive, del suo protagonista. Una storia breve, di grande pathos, che lascia i lettori sospesi fra la certezza della pazzia della voce narrante e il dubbio che la realtà possa essere diversa.
Andrea Viscusi (del cui romanzo di esordio, Dimenticami Trovami Sognami, uscito quest’anno per Zona 42, si è molto e molto bene parlato) ci presenta così il suo racconto nella nostra antologia:

“In Karma ho cercato di dare al protagonista una posizione ambigua.
Se qualcuno ci raccontasse una storia del genere, non avremmo nessun dubbio a classificarlo come pazzo. Ma il lettore apprende le cose nello stesso modo del protagonista, anzi, per come il racconto è impostato, il lettore è il protagonista, per cui non è così facile liquidare tutto con leggerezza.
Qualunque sia la versione reale dei fatti (per quanto questa definizione possa avere senso, e no, io non ho la risposta), di certo e tangibile rimane solo l'ossessione del protagonista/ narratore/ lettore, e forse è questo il tema portante dell'intera storia. Ossessione che si origina dall'amore, dalla morte e dal dolore, dal desiderio di cambiare le cose o forse lasciare che si compiano come è sempre stato, in un circolo chiuso di cui è difficile identificare l'origine.”

Se Karma è un racconto che siamo stati ben contenti di pubblicare, chiude in bellezza l’antologia 2015 Il Cuore della torre, di Luca Simioni: il primo racconto steampunk che abbiamo il piacere di premiare e pubblicare.
Un racconto che ricorda lo stile essenziale e coinvolgente di Dino Buzzati, ed è tutto focalizzato sul dualismo fra i protagonisti (l’ingegner Tricella e l’ammiraglio Fautz) e sull’incredibile sfida (architettonica) che li lega…
L’autore (che era al festival di Lucca anche per presentare il suo romanzo fantasy La legge dell'oblio, ed. Limana Umanita) ci parla così del racconto:

“Ti ringrazio per l’immenso paragone con Dino Buzzati.
Il Cuore della torre è nato per provare un genere in cui mi sto calando un po’ alla volta, una sorta di steampunk spurio. Dal mio percorso di studi ho imparato che la Storia non si fa coi se (la domanda: ma cosa sarebbe successo se i fatti si fossero svolti diversamente? è tra quelle che più fanno sbroccare gli insegnanti di Storia di tutti i livelli). Con un se applicato ad un’ambientazione realistica, invece, si sconfina nel fantasy e in un gioco che mi diverte molto.
L’ammiraglio del racconto è realmente esistito e il carattere burbero e molto pragmatico che gli ho impresso gioca un po’ con lo stereotipo del vecchio, monolitico, ufficiale. Ho calato questo personaggio pseudo-reale nel confronto con un misterioso architetto, capace di realizzare qualcosa di impossibile, in rotta di collisione con le sue certezze.”

Concludiamo con la risposta di Luca Simioni l’intervista collettiva agli autori selezionati da RiLL per l’antologia Non di solo pane e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni (collana Mondi Incantati, ed. Wild Boar, 2015).
Speriamo che le loro parole vi abbiano incuriosito, e fatto venir voglia di leggere il libro. Dopodiché, comunque e come sempre… la parola ai lettori!

È possibile acquistare l'antologia direttamente da RiLL, al prezzo speciale di 8 euro (spese postali incluse), oltre che su Amazon e Delos Store.

Note:
Le foto della premiazione del XXI Trofeo RiLL pubblicate in questa pagina sono di Claudia Venturelli.
La foto di Luigi Rinaldi è di Anna Benedetto.
La foto di Massimiliano Malerba è di Eva Vergara.
La foto di Luca Simioni è di Massimiliano Malerba.
Le foto di Roberto Fogliardi e Andrea Viscusi sono state gentilmente fornite dagli interessati.

....e per concludere:

Foto di gruppo al termine della premiazione del XXI Trofeo RiLL (Lucca Comics & Games, 30 ottobre 2015).
Da sinistra, in piedi: Serena Valentini, Andrea Angiolino, Marco Lastri, Irene Celauro, Beniamino Sidoti, Antonella Mecenero, Beatrice Parisi, Valeria De Caterini, Giorgia Cappelletti, Anna Benedetto, Luigi Rinaldi, Davide Camparsi. Inginocchiato: Alberto Panicucci.
(foto di Claudia Venturelli)