Riflessi di Mondi Incantati: la parola agli autori

Sono dieci gli autori del Trofeo RiLL presenti nella nostra più recente antologia, Riflessi di Mondi Incantati. A molti di loro abbiamo dato spazio nel corso della premiazione del XVI Trofeo RiLL, a Lucca Comics & Games 2010… ma non a tutti.
Eccoci quindi a intervistarli uno a uno, per introdurre brevemente ciascuno dei loro lavori…

Iniziamo, ovviamente, dai quattro racconti premiati al termine del XVI Trofeo RiLL. E che sono, lo sottolineiamo con piacere, opera di autori che non avevamo mai premiato nel nostro concorso. Insomma, nuove penne da proporre al pubblico dei nostri lettori.

Il punto di partenza non può che essere ‘O Mammone, il vincitore. Una storia di camorra dal finale imprevedibile e magico.
Nella primavera 2010, il racconto fu accolto da noi RiLLini con la battuta “Gomorra sbarca al Trofeo RiLL!”, poi trasformatasi in “Gomorra sbanca il Trofeo RiLL!” una volta conosciuti i risultati del concorso. Ma, come sempre, il discorso è un po’ più complicato…
Ce lo spiega l’autore, il torinese Luigi Musolino (nella foto qua accanto lo vediamo intento ad ascoltare le riflessioni di Massimo Mongai sul suo testo, durante la premiazione):

“Lo spunto per il racconto è stata una notizia sentita al telegiornale: il ritrovamento nel covo di un boss camorrista di un enorme coccodrillo, utilizzato dal clan per atti intimidatori e per riscuotere il pizzo. Di sicuro un avvenimento alla Gomorra, che mi colpì molto per la sua efferatezza e assurdità. Da qui l’idea di scriverci un racconto, chiamando in causa una creatura del folklore campano, il Gatto Mammone, appunto.
Adoro mescolare temi d’attualità e antiche leggende popolari, e far passare una brutta nottata a una manciata di criminali utilizzando una figura demoniaca della nostra Italia mi sembrava interessante. Questo mantenendo sempre un tono che oscillasse tra l’umoristico e il macabro puro.
Il racconto, poi, è anche un atto d’amore verso una splendida regione martoriata dalla criminalità. I miei personaggi pagano a caro prezzo la loro affiliazione alla camorra, e il Gatto Mammone era di sicuro la figura ideale per far fare loro la fine dei topi in trappola.”

Sul secondo gradino del podio troviamo Riflessi di Porpora. Un racconto con molte chiavi di lettura: una storia di formazione, una storia di viaggi nel tempo, una storia in cui la realtà è nascosta e il protagonista cerca di scoprirla, e anche una riflessione sulle conseguenze dell’amore.
Molta roba davvero…. Dipana un po’ questa matassa l’autore, il bresciano Giacomo Colossi:

“Nel racconto descrivo lo scontro generazionale più classico: quello tra genitori e figli.
Lo spunto fantascientifico (il naufragio nel tempo) mi è servito per costruire una trama che, fino alla penultima pagina, deve tenere incollato il lettore, che ad un certo punto spera in una rottura da parte della protagonista, crede alla ribellione della nuova generazione contro padri e madri. Ribellione che non avviene, però: per senso del dovere, per amore, per impossibilità oggettiva di lasciare quel posto perduto nel tempo.
Riflessi di Porpora vuole parlare di frontiera intesa in ogni senso: fisica, intellettuale, sentimentale. I personaggi si sono creati da loro, e alla fine hanno preso il sopravvento su me che scrivevo. E la chiusura secca del racconto non è un taglio alla speranza. È una rinascita, un nuovo inizio. Per la protagonista. Rimangono i fantasmi, i riflessi di porpora, appunto, che nessuno, nemmeno io, so spiegare.”

Il lettore universale è il terzo classificato del XVI Trofeo RiLL.
Un racconto che riprende il celebre spunto della Biblioteca di Babele di Borges e lo rielabora in chiave contemporanea, inserendo nella trama anche riferimenti alla realtà geopolitica internazionale. Insomma, un racconto con delle idee forti, e con anche una fulminante battuta finale: “Leggere può cambiare il mondo”.

Diamo il microfono al pistoiese Andrea Viscusi, l’autore (immortalato nella foto con accanto il sorridentissimo Beniamino Sidoti):

"L’idea alla base del racconto è una considerazione sulla limitatezza del linguaggio. Quando pensiamo lo facciamo sostanzialmente con una voce interiore che articola delle parole. Per questo, tutto ciò che potremmo pensare è traducibile in scrittura, e quindi in un alfabeto composto da un numero finito di caratteri. Quindi si può pensare di sfruttare questa limitatezza per ottenere tutte le idee che l’uomo potrebbe mai avere: forse sarebbe come barare... ma che cosa importa?
I velati riferimenti all’attualità erano un modo per far capire come un meccanismo del genere potrebbe davvero influenzare il mondo. E allo stesso modo la frase finale: in essa ho voluto concentrare quello che, al di là dei calcoli statistici, è il senso più profondo del racconto. Leggere è un modo, forse il migliore, per aprire la mente, cambiare noi stessi, e di conseguenza tutto ciò che ci circonda. Quello che io ho descritto è solo un modo letterale (e tutto sommato rozzo) di cercare nuove idee, ma quando leggiamo succede davvero qualcosa del genere."

Il racconto che chiude la sezione del Trofeo RiLL in Riflessi di Mondi Incantati è Un Degno Avversario, giunto al quarto posto. Una classica quest fantasy, reinterpretata in chiave umoristico-demenziale. Ma non solo, perché l’autore, il catanese Antonio Milanese, ha preso a riferimento gli stereotipi della fiaba (e del fantasy) per contaminare pesantemente tutta la storia.

Lasciamo la parola ad Antonio:
"Il racconto è una fiaba nella sua struttura più classica: rottura dell’equilibrio, viaggio dell’eroe (affiancato da un aiutante), acquisizione dell’oggetto magico, (mancata) ricomposizione dell’equilibrio. Diciamo che è la fiaba che lo stesso Propp racconterebbe ai suoi nipoti, se non la trovasse troppo formale. Infatti, quando ho riletto per la prima volta Un degno avversario ho pensato: questa è una storia troppo formale persino per i formalisti. Lo sviluppo della trama è elementare, ed elementare è il lessico, frutto quest’ultimo di un vero e proprio mio lavoro di anti-editing, alla ricerca dello stile più immediato e spontaneo.
Dopo aver steso questa sfoglia omogenea, però, sono passato al condimento, ovvero la dissacrazione. Dissacrazione che non riguarda, come potrebbe sembrare, il genere fiabesco. Gli elementi demenziali, infatti, si insinuano negli spazi in cui il pacifico mondo fantastico entra in contatto con le creature di un altro mondo ben più folle: il nostro. E quindi ecco i corsi per tritoni senza attestato, i bibliotecari analfabeti, i maghi che truffano la previdenza sociale… È una contaminazione inversa, in cui è la realtà a rendere folle la fantasia."

Passiamo a questo punto alla sezione SFIDA, e ai suoi racconti.
Quest’anno agli autori ex-finalisti del Trofeo RiLL abbiamo chiesto di scrivere un racconto fantastico usando almeno tre fra questi cinque elementi: un capitano (come personaggio), una stazione (come luogo), un orologio (come oggetto), e poi la frase “Riflessi di Mondi Incantati” e la parola “DEV”.

I sei testi selezionati sono tutti vincitori a pari merito, ma fra questi spicca Invisibile, del leccese Matteo Carriero, che ha ricevuto il premio speciale Lucca Comics & Games assegnato dalla Direzione del festival toscano fra i sei vincitori di SFIDA.
Matteo, per di più, è il primo autore nella storia di SFIDA a vedere ben due propri racconti pubblicati nella stessa edizione… quindi davvero onore al merito!

Sia Corsa verso il passato che Invisibile sono ambientati in Italia, proponendone una visione decisamente cupa. Un’Italia futura, nel primo caso, e una futuribile (ma non troppo) nel secondo… a ogni modo, è proprio il caso di chiedere a Matteo il perché di questo sguardo dal ponte:

“In quanto lettore non ho preferenze nell’ambito della fantascienza: dalla space opera al cyberpunk va bene tutto, purché sia buono. Quando scrivo fantascienza, invece, pur non facendolo in maniera programmata, finisco sempre col creare storie di fantascienza sociologica.
L’ambientazione italiana è un must che mi sono imposto anni fa e che credo di aver sempre rispettato. Mi permette di avere un controllo maggiore su quello che scrivo: non sono un grande viaggiatore, posso parlare con un minimo di competenza solo dell’Italia.
Naturalmente, visto che parliamo di fantascienza, ci sarebbe la possibilità di ambientare una storia su un altro pianeta o nello spazio, ma dato che alla fine scrivo quasi solo fantascienza sociologica, senza mai andare troppo avanti nel futuro, posso dire che le due cose si coniugano bene. E poi spesso, come nel caso di questi due racconti, è proprio la realtà italiana a suggerirmi alcuni elementi portanti della storia.
Corsa verso passato è ambientato a Roma, in un carcere.
Il racconto si basa su un intreccio relativamente semplice. La situazione italiana mi ha suggerito come contestualizzare la vicenda: le nuove (future) misure di carcerazione sono state adottate in vista di un risanamento delle (malandate) casse statali e della possibilità di far occupare nuovamente agli italiani le fasce lavorative “di basso profilo”, in modo da permettere al governo di cacciar via -per davvero- un gran numero di immigrati.
Il tema dell’immigrazione è alla base di Invisibile.
Il racconto è nato dalla lettura di un articolo in cui si spiegava come in alcune situazioni particolari, dopo l’entrata in vigore del pacchetto sicurezza approvato nel 2009, in Italia non solo si è istituito l’obbligo di denuncia delle immigrate irregolari che richiedono cure ospedaliere perché in procinto di partorire, ma perfino la possibilità che a queste donne le forze dell’ordine portino via il figlio in quanto non registrabile, legalmente orfano, per poi affidarlo -secondo il normale iter burocratico- a una coppia italiana.
Mesi fa ci furono diverse manifestazioni del personale ospedaliero contro queste norme, tuttavia la notizia mi sembrò non aver suscitato molto clamore. Così ho pensato di scriverci un racconto.
L’Italia ne fornisce di materiale per delle storie… (eh già!, NdP)”

Dall’Italia alla Francia il passo è breve.
Con L’Incorruttibile andiamo indietro di più di duecento anni, ai tempi della Rivoluzione Francese. Protagonista del racconto è Robespierre, che troviamo alle prese con un’orrorifica divinità del pantheon lovecraftiano…

Un accostamento decisamente ardito, che si deve alla fervida fantasia del genovese Luca Barbieri (a destra, nella foto), già vincitore del XV Trofeo RiLL:
"Tutto nasce, come spesso accade, da un sogno nel quale ho visualizzato Robespierre mentre frugava come un pazzo tra i corpi decapitati delle vittime del Terrore, tutti ammassati in una qualche buia e umida cantina, in cerca delle loro teste; ogni volta che ne trovava una, la offriva in dono a un mostro che se la pappava di gusto. Svegliandomi, ho provato a ricordare meglio i dettagli, ma l’unica cosa che sono riuscito a ricostruire del sogno è stata questa scena angosciante e, in sottofondo, la pressante richiesta del demone, rivolta a Robespierre: più teste!
Il sogno è stato probabilmente il risultato della digestione di un’impepata di cozze, o forse si è semplicemente trattato della risposta che il mio inconscio (comunque sollecitato dall’impepata) ha voluto dare a una delle mie domande da vecchio liceale e universitario curioso: ma perché diavolo a Robespierre gli sarà saltata la brocca in quel modo? (in effetti tutti gli storici se la pongono esattamente in questi termini, NdP).
La risposta ovvia è sempre stata: il potere logora e corrompe; quella un po’ meno ovvia, e nuova, è stata: è impazzito perché soggiogato da un demone divora teste! Come non pensarci prima? Era talmente banale….
Il resto è stato facile: da sempre volevo omaggiare Lovecraft con un mio racconto. Ho sfogliato la mia personale enciclopedia degli Antichi e ho trovato il mostro che più si adattava alle mie esigenze. Non ho inventato l’Antico, l’ho soltanto adattato alla storia.
Per la descrizione fisica di Robespierre, invece, mi sono basato su un racconto a fumetti di Neil Gaiman, dalla serie Sandman. Mi sembrava calzante. Per tutto il resto, ho semplicemente lasciato correre le dita sulla tastiera del PC."

Anche Il richiamo di Lilith, dell’affiatato e pluripremiato duo Paola Urbani-Emanuele Viola (mamma e figlio; lei vive a Roma, lui a Boston), chiama in causa una creatura di un altro mondo… una sirena, per la precisione. Che il protagonista, un navigatore solitario, incontra durante una traversata, la massacrante Vendee Globe.
Spiega tutto Emanuele:

"Il testo è nato durante una visita di Paola a Boston (documentata dalla foto qua accanto, NdP). Alla fine di quindici giorni di lotta su un romanzo che ci portiamo avanti da anni come una croce, ci siamo lanciati su un racconto per limitare parzialmente la frustrazione.
Volevamo riesumare il tema della passione per Lilith, tema a sua volta sepolto nel nostro primo romanzo, di cui ora ci siamo persi i file. Ci sono poi sempre piaciute le gare estreme, ai limiti della sopravvivenza, specie in solitario (infatti è così che interpretiamo la vita). Abbiamo combinato i due elementi per caso. Il mix, all’inizio repellente, ci ha poi appassionato.
Dopo qualche riga sprintosa scritta letteralmente a quattro mani a Boston, abbiamo poi continuato a fatica tramite e-mail, transoceaniche come il viaggio del protagonista."

Il viaggio è un elemento presente anche in Relitti, di Angela Di Bartolo. Dopo Ponti, terzo classificato al XV Trofeo RiLL, ecco una nuova storia di ambientazione romana della nostra amica bolognese.
La fondamentale differenza rispetto a un anno fa, però, è il fil rouge del racconto: se con Ponti era l’amore, con Relitti è (prima) l’ambizione e (poi) la vendetta e la punizione.

Ci dice di più proprio l’autrice:
"Quello di Roma antica è per me un mondo affascinante. È una società dai forti contrasti, civilissima e feroce insieme; un mondo complesso, diverso ma per molti aspetti simile al nostro, che inquieta e attira forse perché, volenti o nolenti, è di quel mondo che noi siamo figli.
In Relitti, il tema della vendetta è nato quasi per caso. A darmi lo spunto iniziale è stato uno degli elementi di SFIDA, la parola DEV. Volevo che fosse un acronimo latino, e quando mi sono accorta che V poteva stare per Vindix (Vendicatrice), il resto è venuto di conseguenza.
La vendetta presuppone una colpa, e Decio Domizio, il protagonista, un ex schiavo in cerca di riscatto sociale, ambizioso e cinico, di colpe ne ha oggettivamente parecchie, a cominciare dal suo comportamento verso gli schiavi, che egli tratta come fossero oggetti, con indifferenza e brutalità.
Tuttavia anche Domizio è figlio del suo tempo: pensa e agisce come pensavano e agivano tutti, e non si sente colpevole, anche se alla fine qualche dubbio gli viene. Per questo la vendetta, che poi rappresenta la nostra coscienza moderna, sarà tanto più tragica e spietata, per lui. Di qui la sua richiesta di misericordia (agli dèi) e di indulgenza (ai posteri), di qui il suo dubbio, che è poi il nostro dubbio: perché non sappiamo, noi posteri, se avremmo davvero agito diversamente, al posto di Decio Domizio."

L’ultimo testo di cui parliamo è Pr-Medjed. Il racconto ha per protagonisti gli déi dell’Antico Egitto, che però si muovono in un’avventura dei giorni nostri. Un mix decisamente originale, su cui si sofferma l’autore, Andrea Viscusi:
"Trovo molto affascinanti le mitologie, soprattutto quelle più antiche (egizia, indiana, ebraica) nelle quali le vicende di uomini e dèi si intrecciano continuamente. Volevo creare una storia che coinvolgesse direttamente il lettore, e per farlo avevo bisogno di una quest epica, universale. Così ho pensato al mito di Osiride e Seth, ribaltando però la prospettiva su quello che è il icattivo della storia".

Il buon Andrea, forse qualcuno lo avrò notato, è presente nell’antologia con due racconti, visto che il suo Il lettore universale è giunto terzo al Trofeo RiLL.
Il nostro può quindi vantarsi di essere il primo finalista del Trofeo RiLL che, nello stesso anno, viene premiato sia al Trofeo che in SFIDA. Ma che effetto fa?
"Se è stato quasi incredibile sapere che ero arrivato terzo al Trofeo, figuriamoci scoprire di essere stato scelto anche per SFIDA! Dopo aver scoperto di essere arrivato tra i dieci finalisti avevo cominciato ad abituarmi all'idea di poter essere incluso nel libro, ma non avrei mai pensato di finirci due volte! Chissà se riuscirò a mantenere questo primato..."

Beh, caro Andrea, la durata del tuo primato dipende, prima di tutto, da quel che combineranno i partecipanti del XVII Trofeo RiLL. Noi, naturalmente, ce ne aspettiamo delle belle!!!