L'ostinato silenzio delle stelle - Rassegna Recensioni

L’Ostinato silenzio delle stelle ha ricevuto tantissime recensioni e segnalazioni, largamente positive. Un volume, insomma, che ci ha regalato (e continua a regalarci) molte soddisfazioni…
Raccogliamo in questa pagina le recensioni più significative.

Ringraziamo inoltre i portali Fantascienza.com e Fantasy Magazine, i siti 2099.it, Finanza e Lambrusco, Japanimando, La folla del XXI secolo, La zona morta, Libero Libro, Finanza e Lambrusco, Roma in web, oltre che ogni altra testata che ha parlato dell’antologia.
(scusate… citare tutti sarebbe impossibile!).

Detto ciò, la parola ai critici:

(Leonardo Iattarelli, Il Messaggero)
Nove racconti dove la fantascienza sposa il reale più intimista, connubio di immaginazione surreale e allo stesso tempo ancorata all’oggi. È questa la ricetta letteraria di Massimiliano Malerba, ingegnere aerospaziale che, dopo aver vinto il Trofeo RiLL, arriva ora alla sua prima antologia. […] Nei racconti di Malerba si riflettono ritagli di vita che si muovono fra guerre e viaggi nel Tempo; i protagonisti, per la maggior parte, sono persone deboli, derelitti, uomini oscuri e dunque affascinanti.

(Daniele Barbieri, La bottega del Barbieri)
Mi chiedessero proprio in questi giorni di rispondere alla solita, immutabile, sciocca, pigra solfa della “fantascienza che è morta” o del “fantastico superato dal reale” risponderei: Stronzate, comprate questo libro e vedrete.
Malerba scrive benissimo. Incanta. Per di più sono d’accordo con lui su tutto, virgole comprese.
[…] Oltre alla sapienza della prosa, Malerba sa costruire trame e personaggi. Spesso affronta temi (sempre nei territori del fantastico, non necessariamente della fantascienza) che mille e mille e mille volte sono stati affrontati, sviscerati e rovesciati - i viaggi nel tempo, tanto per dire - eppure non casca nella ripetizione o nel banale.
Come spesso accade ai racconti brevi costruiti su un colpo di scena - o su un “fuori quadro” che in modo imprevisto conquista la scena e ci costringe a ripensare tutto - svelare troppo significa rovinare il gusto a chi legge; posso macchiarmi di alcuni crimini (minori) ma questo lo considero un delitto.
Dunque non dirò chi sono Il Funzionario, L’uomo lunare o L’ombra – ecco tre titoli – o cosa siano le Corrispondenze (in doppio senso). Posso aggiungere che secondo me L’ostinato silenzio delle stelle (dà il titolo all’intera antologia) è una fra le 4-5 storie più belle mai scritte sui viaggi stellari di lunghissima durata. O che un Colloquio di lavoro così geniale susciterà l’ammirazione di chiunque soffre per lo “straniamento grottesco di fronte a certi processi di selezione nelle aziende” (così Malerba nell’intervista finale). Oppure che Il Funzionario meriterebbe di stare sia nell’antologia “il meglio degli alieni” come nell’altra “il meglio dei cibi insoliti”.
La magia di molte storie è nell’avere un livello di lettura compiuto, chiaro, semplice ma anche di trovare, intuire - sotto il testo - metafore e rimandi ad altri piani di lettura, ad altri mondi (fra cui quello cosiddetto reale). Anche in questo Malerba è un maestro.
Se di certo “il tempo è un severo maestro” (a volte? sempre?) potrei dire - in questo caso d’intesa con Malerba ma rubando la frase alla prefazione - che però “non c’è niente di (già) scritto nella vita e ognuno è artefice della propria sorte”.
Malerba è un ingegnere aerospaziale. Altre notizie su di lui nel libro. È la sua prima antologia. E spero altre ne seguiranno.

(Roberta Taverna, MeLoLeggo.it)
Storie che provengono da futuri immaginifici, racconti di futuri possibili, futuri “altri” e “altrove”, frammenti di mondi alternativi e realistici: tutto questo è L’ostinato silenzio delle stelle, prima
antologia di Massimiliano Malerba.
Nove racconti intensi, eclettici, cristallizzati in un istante, figli di un mondo governato dal Caos all’interno del quale non esiste Destino, non vi è Fato, ma solo l’opprimente, inesorabile silenzio dell’Universo. In questo mondo fatto di buio e quiete eterna è proprio il conflitto interiore il vero protagonista incontrastato: quella costante tensione umana che spinge ogni personaggio a porsi domande, a lottare contro l’apparente realtà, a fidarsi del proprio Io e rifuggire la mera consapevolezza dei sensi.
E proprio la fantascienza si rivela a volte più vicina di quanto riusciamo a immaginare: è il nostro oggi alternativo, è una scelta al contrario, un’imprevista stoccata di scherma nell’incontro della vita, un mezzo attraverso il quale interrogarsi sui grandi temi dell’esistenza umana.
Un esordio narrativo di rara bellezza; un libro che con il suo stile musicale - a tratti ipnotico - e la sua profondità avvince sin dalla prima pagina il lettore e lo avviluppa totalmente, rendendolo al contempo spettatore e coprotagonista filosofico della narrazione.
Alcuni libri vengono cercati, inseguiti, braccati, altri invece ti capitano per caso, fanno capolino nella tua vita quasi per gioco e inaspettatamente, all’improvviso, ti entrano dentro, ti sconvolgono…e ti cambiano per sempre. Questo è stato per me L’ostinato silenzio delle stelle.

(Il futuro tornato)
Abbiamo conosciuto virtualmente Massimiliano Malerba come vincitore del XVII Trofeo RiLL con uno dei racconti che ritroviamo in questa antologia (si tratta de Il Funzionario) e lo abbiamo ritrovato come uno dei protagonisti di SFIDA 2011 con la storia Nella notte assetata. Ormai il concetto di autore emergente comincia a stare stretto a Malerba…
Nell’ordine in cui compaiono nel libro abbiamo All’alba (clock-punk ambientato nel Giappone dello shogunato), il già citato Il Funzionario (una difficile coabitazione con una razza aliena nel nostro mondo), L’ombra (storia giocata su un paradosso), Le stelle d’inverno (un racconto malinconico, da cui è stato tratto l’estratto in quarta di copertina), L’ostinato silenzio delle stelle (una visione molto particolare di un viaggio spaziale), L’uomo lunare (una versione molto alternativa dell’epopea spaziale), Il colloquio di lavoro (una satira feroce e brillante del mondo del lavoro), Nella notte assetata (altra storia sui paradossi) e Corrispondenze (terza storia sui paradossi).
Come si può notare, c’è una discreta varietà tematica anche perché i tre racconti basati su paradossi toccano argomenti diversi in questa categoria, il che permette di variare non poco sia il modo di raccontare le storie che di aggiungere il plot twist che caratterizza questo genere di racconti.
Il livello qualitativo medio è buono, […] e la palma del migliore a mio parere va senza dubbio a Il colloquio di lavoro, il racconto che meglio mostra come Malerba sappia fare anche divertire oltre che emozionare. Altro punto di forza la scelta di usare spesso ambientazioni italiane, alla faccia del noto principio di Fruttero & Lucentini sui “dischi volanti a Lucca”.
Se si prendono in considerazione le capacità stilistiche, il modo in cui vengono delineati i plot e la gestione dei personaggi è facile concludere che Malerba sia pronto al grande passo, ovvero a strutturare un romanzo a piena lunghezza dove mettere in mostra le proprie capacità. […] Dato che si trova evidentemente a suo agio con storie dove ci sono ambientazioni o personaggi giapponesi, perché non trovare un modo per legare Italia e Giappone in una storia?
A completare il libro troviamo una bella intervista all’autore. Una buona occasione per conoscere un po’ di più l’uomo dietro a queste storie.

(Roberta De Tomi, Magia di parola)
L’ostinato silenzio delle stelle raccoglie i lavori di Massimiliano Malerba, penna colta, capace di regalare delicate emozioni. La sua non è una scrittura che mette l’azione in primo piano. Dialogo e introspezione sono alla base dei racconti di Malerba, ingegnere aerospaziale con la passione per la scrittura, che si è ritagliato un proprio spazio nell’ambito del Trofeo RiLL. Uno spazio meritato, perché, fin dalle prime righe, mostra di avere tutte le carte in regola per essere un ottimo narratore.
L’ambientazione nipponica di All’alba sembra portare con sé le tracce di un enigma in cui l’iniziato sembra perdersi. I personaggi sembrano muoversi in un paesaggio onirico, un leitmotiv che contraddistingue anche gli altri racconti di Malerba. Echi di un Asimov Kafkiano si ritrovano ne Il funzionario, uno dei lavori più riusciti, grazie all’abilità di una penna che non svela mai completamente la situazione, culminando in un finale che solo apparentemente è aperto.
Il tema del doppio e del tempo sono alla base de L’ombra, angosciante ricostruzione di una situazione al limite del grottesco, in un crescendo di attese e percezioni che esplodono nel finale.
Le stelle d’inverno appare come la contemplazione di un avvenimento straordinario che una narrazione pacata, dai toni quasi malinconici, rende ordinario.
Ne L’Ostinato silenzio delle stelle tornano i temi del doppio e del tempo, entrambi sviluppati nel solco di una tecnologia che si sposa anche con una scrittura capace di emozionare il lettore. In questo racconto, l’autore non propone nessuna visione specifica sul senso e sull’essenza della vita; ma, al termine della lettura, si è portati a porsi domande su ciò che spesso nemmeno consideriamo o diamo per scontato.
Si continua con L’uomo lunare, una curiosa versione romana dell’approdo sul satellite dell’uomo, su cui indaga un intrepido giornalista.
Il colloquio di lavoro è il racconto più originale della raccolta: qui Malerba mette in scena un colloquio di lavoro strutturato secondo un duello di scherma. Il lettore meno robusto fa fatica a seguire il dialogo tra i due protagonisti a causa di termini tecnici che rendono complessa la comprensione di alcune battute, ma si tratta di un piccolo gioiello da leggere tutto d’un fiato, che spicca per ritmo e ironia.
Nella notte assetata sviluppa una vicenda calata in un contesto allucinato. L’autore sa trasmettere il senso di afa provato da un protagonista alle prese con un “giallo distopico”.
Nel racconto che chiude la raccolta, Corrispondenze, troviamo protagonisti due ragazzini che sognano di realizzare la macchina del tempo. Da questo sogno scaturisce un curioso scambio di lettere provenienti dal futuro, che mostrano l’ambiguità del destino.
Il tempo, il destino, il doppio, sono i temi ricorrenti per Malerba, un autore che mostra cultura e preparazione, senza ostentazioni. La sua penna sembra voler scavare nell’essenza della vita, per trarne riflessioni che restano inevitabilmente aperte. Asimov, Buzzati, Bradbury sono autori di riferimento per Malerba, e si vede. Come si notano anche la passione per il Giappone e per la scherma, nonché per il suo lavoro di ingegnere, come si evince dai riferimenti alla Fisica e alle ambientazioni spaziali.

(Luna, Sotto le lune di Venere)
Mi piacciono lo stile asciutto, l’introspezione, il silenzio delle storie di Malerba.
L’ostinato silenzio delle stelle, il racconto che dà il nome alla raccolta, è angosciante: narrato attraverso le sensazioni di un uomo vittima di un infarto acuto del miocardio, dà un senso di costrizione toracica che toglie il fiato; e alla fine ti lascia incertezze, che fanno male. L’ombra ha il sapore di certi miei incubi, di certe allucinazioni che tolgono la forza di reagire, lasciano impietriti. Letture che portano a guardarsi dentro, a mettere in dubbio ciò che credevamo certo.
Malerba è un autore del fantastico da tenere d’occhio.

(Zine, QLibri)
Malerba costruisce i suoi racconti ambientandoli in spazi prettamente fantascientifici come in contesti quotidiani o - addirittura - storici, facendo sì che il fantastico si insinui nella realtà cui siamo abituati e arrivi a sconvolgerla.
Molto efficaci alcune intuizioni. La prosa, in generale, è buona. L’autore non si perde in descrizioni pedisseque […]. Non spreca parole, va all’osso dell’immagine o del concetto su cui fonda i suoi racconti. […] Si passa da monologhi interiori a storie più convenzionali, in una ricerca di forme narrative che non si pone dei limiti. Alcune idee sono innovative, quasi sorprendenti...

(Marco Braggion, Mangialibri)
I racconti [di Massimiliano Malerba] spaziano agevolmente dalla fantasy al thriller, dalla fantascienza al narrativo contemporaneo, prendendo come modelli i più importanti autori dei rispettivi generi, in modo particolare Stephen King e Dean Koontz.
Ottima la tecnica dell’autore, che porta nella letteratura di genere problematiche e vissuti universali, dalle storie d’amore complesse al rapporto padre-figlio, dalla ricerca dell’identità alle sensazioni sul colloquio di lavoro. Il tutto viene codificato su un’intimità insolita, che prescinde dagli effetti speciali e punta più all’introspezione, ai sentimenti dei personaggi e del lettore.

(Miriam Mastrovito, Il Flauto di Pan)
Leggendo l’antologia di Massimiliano Malerba tuttavia, ho avuto l’impressione di assistere a un gioco di prestigio perché nelle sue mani la forma del racconto breve sembra dilatarsi divenendo qualcosa di simile al cappello di un mago: è piccolo, eppure riesce a contenere l’impossibile. Nei suoi racconti pare esserci spazio per tutto, per delle trame convincenti così come per dei personaggi credibili, per l’introspezione psicologica, per le emozioni, per le speculazioni di carattere filosofico; c’è spazio persino per il lettore che viene letteralmente catapultato nelle storie e messo in condizione di calarsi nei panni dei protagonisti condividendone sentimenti e sensazioni.
Un incantesimo letterario, dunque, reso possibile dal raggiungimento di un perfetto equilibrio tra le varie componenti narrative. L’azione che, in altri casi, fagocita l’intera lunghezza del racconto, qui si comprime per far sì che anche emozioni e riflessioni trovino una collocazione nel testo. In questo modo i personaggi riescono a farsi percepire come persone vive delle quali osserviamo l’aspetto esteriore ma anche, e soprattutto, l’interiorità.
La fantascienza di Malerba in effetti è una fantascienza “introspettiva”, volge lo sguardo al macrocosmo ma, a partire da quella prospettiva, si sofferma a osservare l’inner-self, cosicché lo stupore per le meraviglie dell’universo si unisce a quello suscitato dai misteri che si agitano dentro ciascuno di noi. Emblematico a tal proposito è Le stelle d’inverno, in cui i due anziani protagonisti assistono all’atterraggio sulla spiaggia di cadaveri provenienti da un’altra galassia e, mentre l’uno si interroga sulla loro provenienza, l’altro non può fare a meno di ripensare alla moglie morta e di chiedersi se anche lei si sia decomposta come quei corpi alieni.
Sono storie molto diverse tra loro quelle che compongono questa raccolta, scaturiscono da suggestioni disparate e passano attraverso registri linguistici variegati, facendo leva su emozioni che spaziano dal terrore allo stupore, passando per una comicità grottesca (si veda lo spassosissimo racconto Il colloquio di lavoro), tutte però appaiono attraversate da un sottile fil rouge che corrisponde a una continua riflessione sul senso della vita e, nondimeno, sul senso del nostro essere nell’universo.
Sull’argomento si interroga, per esempio, il protagonista de Il Funzionario, condannato a una fine orribile non per colpe commesse ma semplicemente perché è un anello di una catena alimentare che non ha più l’uomo alla sua estremità. Ancor di più si interroga Gustav/ Saburo ne L’ostinato silenzio delle stelle, la cui condizione lo costringe a chiedersi − avvitandosi in un loop di berkeleyana memoria − cosa sia reale e cosa distingua i sogni dalla realtà.
Dai viaggi interstellari a quelli nel tempo, dall’incontro con altre forme di vita al passaggio tra dimensioni parallele, molte sono le tematiche, care alla fantascienza classica e non, ricorrenti in queste pagine e contenenti, in alcuni tratti, piacevoli richiami ai maestri del genere, ma a emergere con prepotenza dagli interstizi tra le righe è soprattutto una certa visione del mondo - visione che personalmente sento di condividere.
“L’ostinato silenzio delle stelle” richiamato nel titolo è una costante presente quasi in tutti i racconti; è il silenzio di un universo che è un meccanismo di precisione, paradossalmente governato dal caso/ caos. Non c’è alcun dio buono intento a scrivere i destini degli uomini, a premiare o punire, non ci sono padri celesti né consolazione, l’essere umano è solo un puntino nello spazio infinito e gira secondo leggi di natura che - per dirla con Nietzsche - sono al di là del bene e del male.
Una visione che passa attraverso il disincanto, forse, ma che non sminuisce il valore dell’umanità e dell’umano agire, anzi lo nobilita. Quel che colpisce dei personaggi di Malerba è proprio il fatto che, pur essendo consapevoli della loro piccolezza e dell’indifferenza che li sovrasta, non perdono la capacità di sognare e di amare.
Così, mentre le stelle tacciono, gli esseri umani parlano ed è bello ascoltarli quando, come in questo caso, hanno storie interessanti da raccontare.

(Gianluca Ingaramo, In nomine artis - Il ritrovo degli artisti)
...Di fronte a una grande varietà di soggetti e atmosfere, con ambientazioni in diverse epoche temporali (presente, passato e futuro) e storie liriche e intimiste, ma anche di guerra, o surreali, o ancora legate all’attualità, procedo con ordine lasciando le impressioni ai singoli racconti – rigorosamente no spoiler come mio solito – e traendo infine alcune considerazioni generali.
All’alba è la prima storia, ambientata in epoca passata e incentrata sull’onore guerriero. E qui subito le prime sorprese, per la conoscenza del mondo orientale e dei samurai, ma soprattutto della psicologia dei personaggi. Una storia di guerra che… non parla di guerra, approfondendo i sentimenti di protagonisti posti di fronte a un destino segnato. Si scoprirà il motivo durante la narrazione, in un racconto che cattura il lettore e lo rende partecipe fin dalle prime righe.
Il Funzionario, il racconto vincitore del XVII Trofeo RiLL nel 2011, si distingue per l’assoluta genialità. Anche qui ci troviamo di fronte a una sorta di fato ineluttabile – le prime righe recitano proprio: "È notte. Entro tre giorni sarò morto" – eppure conoscere l’epilogo del racconto, che rinuncia da subito a una chiusa d’effetto, non impedisce al lettore di stare con il fiato in sospeso. E questa non è cosa da poco. Rivelazioni che si susseguono, ogni volta progressive eppure inattese e, proprio quando sembra di aver capito tutto quel che c’è da capire, emergono ulteriori elementi a indurre nuove riflessioni creando altrettanti motivi d’interesse. Che il destino sia segnato, si è visto, il lettore lo capisce da subito: sul cosa si tratti, e perché il protagonista finisca per accettarlo, ruota uno dei miei racconti preferiti nell’antologia.
L’ombra rientra in canoni della fantascienza più classici, giocando con un paradosso temporale presentato in una trama inizialmente sotto forma di thriller. Anche qui, a rendere avvincente il racconto è la normalità di un protagonista, che per com’è caratterizzato potrebbe essere chiunque di noi: è fatto di paure e di debolezze, che creano una discrepanza rispetto a quanto vorrebbe essere. Ancora una volta, il contenuto del finale viene per così dire anticipato (e presenta, come altrove, una spiegazione scientifica che risulta per nulla sgradevole da leggersi) ma solo a poche righe dalla fine si comprendono tutte le sfaccettature. Racconto promosso per quel “qualcosa in più” che ancora una volta l’autore riesce a trasmettere.
Le stelle d’inverno pure è una storia di fantascienza sui generis, tanto che in fase di recensione risulta difficile parlare del racconto senza… parlare del racconto. Mi limito a evidenziare il contenuto di una palese metafora riguardante uno dramma di quotidiana attualità.
L’ostinato silenzio delle stelle è il racconto che da il titolo all’antologia. Una fantascienza che si tinge di rosa e tocca momenti di poesia assolutamente degli di nota. [...] E' rappresentativo di alcuni degli elementi presenti nell’antologia: il senso del dovere, l’ineluttabilità del destino e la capacità di fornire spiegazioni scientifiche al lettore senza farglielo troppo pesare. Promosso a pieni voti!
[...] Il colloquio di lavoro prosegue nelle atmosfere più lievi. Ma ne siamo proprio così sicuri? A fronte di una narrazione spumeggiante nel gestire i dialoghi e di un’intelligenza machiavellica nel gestire concetti e terminologie (spesso mi è passata per la testa l’idea di sospendere un attimo la lettura allo scopo di approfondire i concetti) e di un’inusuale capacità di giocare con il lettore, si celano -ma neanche troppo- significati latenti. Già oggi affrontare un colloquio di lavoro è una sfida, non pare così assurdo immaginare un’evoluzione in tal senso. Racconto assolutamente imperdibile per chi , come il sottoscritto, ama trovare significati più profondi nelle storie che legge. La fantascienza è anche questo. Promosso a pieni voti, lo pongo tra i miei preferiti nell’antologia.
Nella notte assetata sfrutta l’idea di un paradosso temporale, come si è visto già presente in altri racconti, e lo porta avanti attraverso un’inusuale narrazione in seconda persona. [...]
Corrispondenze è il racconto lungo posto in coda all’antologia. Anche qui ci troviamo di fronte ai paradossi dei viaggi del tempo, in una storia di ragazzi fondata su sentimenti di amicizia, che riesce nel difficile compito di spiegare al lettore alcuni concetti scientifici – quantomeno presumo siano tali, ma leggo dalla biografia che l’autore è ingegnere aerospaziale e non ho ragione di dubitarne – introducendoli mediante intelligenti stratagemmi e sfruttandoli con invidiabile consapevolezza.

Siamo così giunti alle considerazioni finali, per le quali il voto già si intuisce: non sono mai largo di maniche, ma qui le cinque stelle sono scontate. E sono certo di non rovinare la sorpresa nell’aggiungerci una lode mai così meritata.
A chi consiglio quest’opera? A tutti i lettori appassionati di fantascienza e del fantastico, ovviamente. Ma non solo: se finora nulla ho ancora detto circa lo stile narrativo, preciso adesso che l’autore mantiene sempre il giusto equilibrio, a livello di costruzione sia della trama sia dei singoli periodo, distinguendosi nell’evoluzione e nei conflitti interiori dei singoli personaggi, nonché per un ottimo repertorio linguistico.
Per concludere, sul tutto domina una forte componente emozionale, che spinge il lettore a riconoscersi e identificarsi nell’umanità dei personaggi il cui destino, quasi sempre predeterminato, riesce a rendere veri e reali nella loro umanità.

(Marco Onofrio, La presenza di Erato)

Per scrivere su L’ostinato silenzio delle stelle, felice esordio in narrativa di Massimiliano Malerba, occorre partire dalle suggestioni del titolo. Un titolo che nasce dalla passione divorante di Malerba per l’astronomia, incrociata di rimandi creativi con la filosofia, la meditazione interiore, la “gaia scienza” del pensiero. Il “silenzio eterno degli spazi infiniti” (Pascal) si traduce qui nel “bisbiglìo sommesso dell’immensità”: cioè il rumore del vuoto, dell’essere, del mondo senza fine circostante.
Il silenzio delle stelle è “ostinato”: la Natura, cioè, “ama nascondersi” (Eraclito), e quindi la verità è una “noce di senso” sfuggente, inafferrabile, irriducibile a ragione. Nel silenzio delle stelle è nascosta la cifra del mistero: e il silenzio dello spazio vuoto è lo stesso che vibra negli occhi degli animali, nell’inerzia opaca delle cose. Una domanda muta, che non trova mai risposte: tanto meno definitive o pacificanti. A noi, per converso, è data la parola: articolazione limitata dell’infinito, che racchiude e plasma il pensiero e collega la traccia visibile alla cosa invisibile, la presenza all’essenza, il fenomeno al noumeno. Così, siamo polvere e cenere dei cieli; ma … possiamo pensarli, in quanto esseri simbolici e linguistici, dotati di ragione e di parola. La poesia (come l’arte in genere) è la risposta che possiamo/ dobbiamo alla morte che ci chiama dal silenzio delle stelle.
La dimensione aurorale di coscienza metafisica da cui procede Malerba rende poetici, anzi poietici, cioè creativamente vitali, questi nove validi racconti: capaci di porsi ben al di là del genere fantastico in cui la pulsione a varcare i confini della realtà, evidente in ciascuna delle prove d’autore, tenderebbe immediatamente a collocarli.
Tutto il libro diventa così un “alter ego” di Malerba, un frammento estratto dal suo interno, un ritratto esemplare dell’artista da giovane: egli vi concentra e sintetizza la sua visione del mondo, esperienze, idee, passioni, desideri, valori, carte topografiche, viaggi, rappresentazioni, preferenze, idiosincrasie, istinto e ragione, natura, spirito e cultura.
Come procede lo sguardo-pensiero di Malerba? Con una dinamica di analisi/ sintesi che nasce dalla sua viva curiosità, e quindi dalla sua attitudine, permeata di preparazione scientifica (è ingegnere aerospaziale, nonché fisico mancato): lui stesso scrive di “tremolio interiore della scoperta” e di “domande sulle questioni immense”.
Le visioni di Malerba passano al vaglio di un’attenzione estrema e sopracuta, di una strana lucidità medianica e al contempo iperrealista, e sono forgiate dal desiderio di non tralasciare nulla, di fare emergere ogni particolare nello specifico della sua importanza, di inseguire le cose nella loro multiforme, inesauribile varietà […].
I personaggi di Malerba sono spesso degli sconfitti, dei guerrieri sanguinanti con impressi i segni fisici e psichici della battaglia, la strenua resistenza esercitata contro il Caos di un mondo dove tutto fluttua, anche quelli che paiono appigli, e di un futuro tutto da scrivere, che non è in grado di offrire garanzie. Il modello assoluto del pensiero è un binomio di cultura e civiltà che superano se stesse per tornare ad essere natura, coincidendo con la legge necessaria e superiore impressa dall’eterno nelle cose. Come l’animale predato, quando si affida con rassegnata fiducia al predatore che sta per ucciderlo: entrambi funzionali all’espletamento del de rerum natura che li trascende, al di là del bene e del male. Forse è questa la forma più alta di saggezza che il libro prefigura, tra le sue pagine più intense (quelle del racconto Il Funzionario, NdP).
L’architettura dei racconti è sapiente e compiuta, nelle sue strutture formali. Malerba, benché esordiente, si dimostra scrittore provetto nell’alchimia compositiva, nel giusto dosaggio di parti, toni, ritmi.
Si contano almeno tre piccoli e intensi capolavori: Le stelle d’inverno, l’eponimo Ostinato silenzio delle stelle e Corrispondenze. Splendido anche Il colloquio di lavoro, per la dimensione semiotica di codici, sottocodici e metacodici: un racconto che avrebbero amato Calvino e Roland Barthes, e che piacerebbe molto a Umberto Eco.
Ci troviamo di fronte, insomma, a un’opera prima con tutte le carte in regola: per la potenza evocativa delle storie, la gestione dei tempi narrativi, la ricchezza espressiva e la precisione lucida delle parole. Chapeau al talento di questo nuovo scrittore, che ci nutre la fantasia con immagini potenti e inarrestabili, ci intrattiene con intelligenza a tratti geniale, e ci scuote con forza per ricordare a tutti il potere dei sogni come “idrocarburo vitale, linfa oleosa dei muscoli che ci sostengono in piedi e ci fanno sguainare il cuore, liquido motore dell’umanità”. E che “senza sogni rabbiosi e vivi” nessuno potrà mai lasciare “la triste voliera che ci avvolge dalla nascita, per librarsi verso uno spazio più grande”. Ed è così che, infine, Massimiliano Malerba dà appuntamento a tutti i suoi lettori: nel pianoro di cui scrive nell’ultima pagina dell’ultimo racconto, “un pianoro assolato e sconfinato di sogni, un eterno altopiano dove correre insieme, a perdifiato, dentro all’estate.”
(la recensione di Marco Onofrio è, in realtà, più lunga e dettagliata; potete leggerla per intero sul sito La presenza di Erato)

(Marcello Bonati, Intercom)
La qualità della scrittura di Malerba è buona, e lo è sia stilisticamente che, cosa importante trattandosi di fantascienza, per innovatività delle idee.
Il viaggio nel Tempo è predominante, sempre trattato in modi piuttosto originali.
Come temi umani, non c’è un vero e proprio tema base, che si ritrovi in più opere; il Bene possibilmente sconfiggibile dal Male, l’incertezza su cosa sia il Reale o, quantomeno, su quale valenza possa avere il Sogno, nei confronti col Reale; l’umanità della passione come propellente per i sogni che poi possono tramutarsi in realtà; l’amicizia come qualcosa di talmente importante da far passare in secondo piano problemi ben più gravi.
Ma, forse, un pensiero sul libero arbitrio vi è più sviluppato: se in L’ombra il destino sembra ineluttabile, da potersi solamente accettare per quello che è, in Corrispondenze, invece, si dice che nulla è già scritto, che possiamo cambiare, il nostro destino. Sembra essere un pensiero che, per l’Autore, abbia una certa rilevanza.
Rimane, comunque, un esordio più che promettente.
(la recensione di Marcello Bonati è, in realtà, più lunga e dettagliata; potete comunque leggerla per intero sul sito di Intercom)