Oscure Regioni (volume 2) - Rassegna Recensioni

Anche Oscure Regioni (volume 2) ha ricevuto molte recensioni, confermando l'interesse suscitato dalla prima antologia di Luigi Musolino e da questo progetto editoriale in due parti.

Raccogliamo in questa pagina le recensioni più significative.
Ringraziamo inoltre 2099.it, Frontiere Digitali, La Bottega del Barbieri, Libero 24x7, Notizie Popolari, Oltre Pensiero, Pagina Tre, You Reporter, la World-SF Italia e tutti i siti che hanno parlato più brevemente dell’antologia (citarle tutte sarebbe impossibile).

Detto questo, iniziamo la rassegna stampa:
(Nota Bene: alcuni siti hanno recensito insieme le due antologie “Oscure Regioni”; in questo caso, l'articolo è riportato nella pagina di recensioni di entrambi volumi)

Danilo Arona, Corriere AL
Luigi Musolino con il suo secondo volume di “Oscure Regioni” percorre a ritroso gli orrori sepolti nella memoria e nell’inconscio collettivo dell’Italia rurale. Dieci stupende discese nelle paure dimenticate, ma sempre latenti se ci si allontana troppo dalle rassicuranti – non tanto – città che ci proteggono con illusorie pareti di cemento armato. Sul mio personale taccuino il terrificante Vagiti è un racconto che mi sarebbe piaciuto scrivere.

Pino Cottogni, Fantasy Magazine
...la seconda antologia dello scrittore Luigi Musolino che, anche questa volta, porterà il lettore in un lungo giro per il nostro paese, con racconti basati sulle leggende del folclore italiano. Come abbiamo scritto in merito al primo volume, ogni regione italiana ha il suo mito popolare con mostri, streghe, boschi dove è meglio non addentrarsi, caverne che celano creature mostruose e molto altro.
Un viaggio in venti racconti, un progetto editoriale in due volumi, che ha riscosso da subito l'attenzione e l'apprezzamento dei lettori e che si conclude con questa seconda antologia, con dieci nuove storie ambientate soprattutto nelle regioni del centro-nord e ispirate (come le dieci precedenti) alle leggende e alle storie di ambienti e luoghi caratteristici italiani.

Caterina Bovoli, La Kate dei Libri
Sono passati pochissimi mesi da quando ho terminato di scrivere la recensione al primo volume di “Oscure Regioni” e da quando ho scoperto in Musolino un preziosissimo esponente dell’horror (lo vogliamo chiamare “fantastico” per non imbrigliarlo troppo?) italiano.
“Oscure Regioni” è un progetto assolutamente complesso che presuppone abilità e pazienza certosine; scovare leggende e miti per ogni regione italiana significa calarsi nella parte, assumere atteggiamenti e dialetti diversi, muoversi nello spazio e nel tempo senza perdere credibilità e ritmo; questo non solo non è scontato, ma è anche prerogativa di pochissimi. Ma dopo aver letto il primo volume ero sicura che il progetto si sarebbe concluso senza un accenno di sbavatura.
Ed è così che, ancora una volta, ci troviamo in compagnia dell’autore pronti a continuare il nostro incredibile viaggio, sicuri che nulla ci potrà accadere finché lui sarà con noi. O almeno si spera.
Dai dahù della Valle D’Aosta, all’inquietante Pantasema laziale; dalla terrificante Marroca toscana al gigantesco Gl’Cerv molisano; dalla leggenda dei Benandanti friulani ai malvagi Gnefri umbri per poi passare in Veneto con Smeraldo e in Basilicata braccati dai Dupi Minari per finire, ansanti, in Trentino dagli om pelos e in Liguria con le bagiùe.
Lo so, adesso sembra tutto molto nebuloso, ma se vi lascerete andare e se vi fiderete di me (che ve lo sto consigliando) e di Musolino sono certa che ancora una volta si spalancherà davanti ai vostri occhi sgranati un’Italia inedita e sconosciuta, un Paese ricco di miti e leggende anche terribili che riusciranno a farvi accapponare la pelle sotto alle lenzuola. Che lo vogliate o no.
Voi un pochino mi conoscete: quando parlo di antologie non dico mai e poi mai quale racconto io abbia preferito. Non lo faccio e basta. Ma questa volta è diverso. Il racconto collegato alla regione Veneto si chiama Smeraldo e, da solo, vale – come si dice – il prezzo del biglietto. È un regalo bellissimo, un racconto pieno di struggente poesia, sottile inquietudine, debordante umanità e spietata disumanità.
Musolino, nonostante la giovane età, è un grande, grandissimo autore. Non è mio fratello, non siamo parenti, non percepisco una lira dalla casa editrice: dico queste cose perché ci credo profondamente e perché desidero condividere le cose belle che mi capitano con voi.
Musolino ha uno stile ineccepibile, una prosa fluida e compatta, un linguaggio sempre adatto che non conosce tentennamenti. I due volumi sono anche molto ben curati. L’editing è perfetto, le cover azzeccatissime.
Insomma: approfittate delle prossime feste e acquistate i due volumi per voi e per i vostri cari. Farete felice più di qualcuno!
Per quanto mi riguarda temo che i Dahù e la loro particolare conformazione fisica mi terranno compagnia per un bel pezzo e popoleranno i miei sogni fino a quando nuovi incubi decideranno di prendere il loro posto.

Alessio Del Debbio, I Mondi fantastici
...“Oscure Regioni (volume 2)” completa il viaggio nel folklore italiano iniziato dall'autore, concentrandosi prevalentemente sulle regioni del Centro-Nord. [...]
Faccio subito una piccola annotazione: ho trovato questo volume molto più curato del primo. Non so in che ordine l'autore abbia redatto i venti racconti, ma leggendo ho avuto l'impressione che alcuni di questi fossero successivi ai precedenti, notando una maggior cura stilistica, una maggiore padronanza di sé e della materia, che si riversa anche nell'approccio del lettore. Oserei persino dire che questo volume mi è piaciuto più del precedente, ma andiamo con calma e scopriamo i racconti di “Oscure Regioni (volume 2)”.
- Il libro inizia con Les abominations des Altitudes, racconto ambientato in Val d'Aosta. Una storia di montagna, piacevole nell'ambientazione e nel senso di mistero. [...]
- Febbre è il secondo racconto e, sia pur nella sua brevità, è stata una piacevole sorpresa, in quanto stavolta l'autore va diretto al nocciolo della questione, facendo scontrare il protagonista con la leggenda, in maniera decisamente inaspettata. Siamo nel Lazio e la leggenda è quella della Pantasema, un'antica figura femminile legata ai riti agricoli.
- La terza storia è quella che aspettavo fin dalla scoperta di questa raccolta, in quanto ambientata in Toscana. Ero curioso di scoprire quale leggenda l'autore avesse scelto e sono rimasto sorpreso in quanto non la conoscevo: si parla della Marroca, un animale mitico che secondo la credenza contadina vive essenzialmente nelle zone umide della campagna della Valdichiana. Vagiti mi è piaciuto molto perché anche qua siamo in presenza di un protagonista che viene direttamente a contatto con una creatura leggendaria, e mi è piaciuto anche molto la progressiva scoperta e realizzazione da parte dello stesso protagonista, fino all'orrore finale.
- Il carnevale dell'Uomo Cervo ci porta in Molise, dove assistiamo al poco simpatico incontro tra Omar e Gl'Cierv. La cosa che mi è piaciuta di più è stata proprio la scelta della leggenda, quella dell'uomo cervo, che si lega a altre antiche tradizioni simili europee, in particolare dell'area celtica.
- Nato con la camicia, altro racconto interessante. Più un urban fantasy, in realtà, che un racconto dell'orrore. Siamo in Friuli e il mito è quello dei Benandanti, i nati con la camicia, rappresentati in questo caso da un ometto piccolo, brutto e maligno. Considerando che in uno dei miei prossimi libri in uscita accennerò a questo mito, è stato interessante leggere al riguardo.
[...]
- Smeraldo è un racconto bellissimo, intenso e, se vogliamo, anche possibile fonte di riflessioni sul tema della diversità e dell'accettazione. Diverso da tutti gli altri diciannove, forse richiama I nastri di Larrie del primo volume, narra la storia di un'amicizia speciale, tra la piccola Daria (Ariaaa) e Smeraldo, una creatura bizzarra che popola le paludi del Polesine. È una storia di amicizia, di affetto, di comprensione e di scoperta reciproca, ma anche di diffidenza e odio, e vale da sola l'intero libro.
- A caccia è un altro bel racconto. La struttura è molto semplice, quasi scontata ma, da grande appassionato di lupi e soprattutto da fan dei lupi mannari, ho apprezzato tantissimo l'inserimento di una figura simile: ossia il Dupi Minaro, creatura della Basilicata. L'Italia è ricca di leggende attorno alla figura del licantropo, che spesso variano da regione a regione, per cui scoprire questa nota in terra lucana è stato davvero interessante.
- Un selvaggio è ambientato in Trentino, ma la singolarità è che la leggenda scelta, quella dell'Uomo Selvatico, compare anche in altre regioni, ad esempio se ne parla pure sulle Alpi Apuane: una creatura (un ominide) che vive nei boschi, lontano dagli uomini, sebbene l'Omo Selvatico lucchese sia meno violento! Comunque, applausi a Ernesto Musi, il protagonista, che fa quello che farei io se avessi un capufficio così rompicoglioni!
- Soltanto una povera vecchia, invece, è un gran finale in salsa stregonesca. Così come “Oscure Regioni (volume 1)” era iniziato con le streghe del Piemonte, questa raccolta si conclude tornando vicino al punto di partenza, in Liguria occidentale, nella provincia di Imperia, dove è diffusa la leggenda della bagiùa. Una storia orripilante, di sangue, violenza, mistero e riti orgiastici, un pandemonio da gran finale.

Concludendo, anche questa antologia è stata piacevole. Una cosa che ho apprezzato, oltre alla miglior cura stilistica, è stata la scelta (ad eccezione del primo racconto valdostano) di far incontrare direttamente i personaggi con le creature leggendarie, riducendo la parte "didascalica"/di spiegazione, che invece ho trovato in alcuni racconti del primo volume. In questo modo i personaggi hanno potuto toccare con mano gli orrori della loro terra, e il lettore con loro, sorprendendosi, spaventandosi e tirando magari un urlo quando dal cesso di casa loro è apparso un biscione schifoso! Bleah! E ora chi si siede più sul water?! :-) 

Miriam Mastrovito, Il flauto di Pan
Con “Oscure Regioni (volume 2)” si conclude il percorso immaginario tracciato da Luigi Musolino, e che esplora i lati più bui e misteriosi della nostra Italia. Una nuova carrellata di dieci racconti copre le regioni rimaste inesplorate nel volume precedente. Cambiano i paesaggi – questa volta ci muoviamo essenzialmente nel centro-nord  – cambiano i dialetti, le architetture, i profumi, i colori, e cambiano anche le leggende che si tramandano di bocca in bocca, ma il senso di inquietudine che attraversa l’intero blocco narrativo rimane lo stesso. È sempre horror, infatti, il taglio scelto dall’autore per rivisitare i vecchi miti. Che si parli di nani, mutaforma, animali magici o strani abitanti dei boschi, il loro incontro con gli uomini qui non origina mai una favola a lieto fine, ma si rivela sempre foriero di sventure o rappresenta l’inizio di un incubo. In queste pagine il mito acquisisce una forte connotazione dark; si propone  come specchio deformante delle paure dell’essere umano, ma anche dei suoi difetti e delle sue colpe, svolgendo in diverse occasioni la funzione di un monito. Non sono le creature fantastiche in sé a essere maligne, non sono i luoghi maledetti a prescindere ma, spesso, è il modo in cui l’uomo si rapporta a essi a scatenare reazioni temibili.
È quel che accade, per esempio,  ne Le Abominations des Altitudes, in cui il Male si risveglia quando l’essere umano sfida le montagne e, per sete di curiosità e conquista, ruba un uovo di Dahù rompendo un delicato equilibrio. Uno schema simile si replica ne Il carnevale dell’Uomo Cervo (racconto vincitore del Trofeo RiLL, che avevamo già avuto modo di apprezzare nell’omonima antologia), laddove una creatura mitologica, Gl’Cierv appunto, dissemina terrore e morte per difendersi da chi gli dà la caccia, non negando la sua benevolenza a chi, al contrario, sceglie di schierarsi dalla sua parte, salvandolo dall’estinzione.
In racconti come questi il mito diviene metafora del rapporto uomo-natura, del conflitto fra vecchio e nuovo. Il mostro si fa portavoce della Terra che si ribella all’intervento invasivo e distruttivo dell’essere umano, di una spiritualità ormai dimenticata alla cui base c’era il rispetto per l’ambiente che ci circonda.
In altri casi la creatura fantastica si propone come una rappresentazione del diverso, dell’emarginato dalla società che, stanco di subire soprusi, mette in atto un suo piano di vendetta personale. In Nato con la camicia, per esempio, il nano Yari sfrutta la magia dei fulmini per punire chi lo ha maltrattato. In Smeraldo, un Homo Saurus diviene oggetto di una spietata caccia al mostro e finisce per diventarlo davvero, ma solo a scopo difensivo – la stessa creatura considerata letale da molti è, infatti, in grado di fare amicizia con una bambina che non lo teme e non lo considera un abominio, aiutandola  addirittura a sconfiggere la sua solitudine. In A caccia, il protagonista Rocco finisce nelle grinfie di un Dupi Minaro (Lupo Mannaro della Basilicata) che si propone un po’ come la personificazione di un senso di colpa, giacché intende punirlo in modo esemplare per aver tradito un amico. In Soltanto una povera vecchia siamo infine spettatori di un orrore reale: le tristissime condizioni  in cui versano alcuni anziani, costretti a trascorre gli ultimi anni di vita in un ospizio; sarà su questo sfondo desolante quanto poco fantastico che una bagiuà (strega nella tradizione ligure) tornerà dal regno dei morti per vendicarsi dei torti subiti.
In Vagiti e in Intersezioni, invece, il mito diviene una sorta di contenitore in cui l’uomo  proietta le sue personali paure. Nel primo racconto Marco, che sta per diventare padre, vede risvegliarsi il vecchio mostro che lo ha terrorizzato durante l’infanzia, la Marroca, che abita le fogne e si ciba delle anime dei neonati; nel secondo, Franco Butieri, imprenditore sul lastrico, incontra gli gnefri – una sorta di rappresentazione grottesca della sua stessa paura di morire – dopo essersi sparato un colpo di pistola.
Casi “unici” possono essere considerati i racconti Febbre e Un selvaggio.
Il primo dei due racconti è la riproduzione in chiave horror di un ciclo naturale: l’estate deve morire per poter poi rinascere e per farlo richiede un tributo di sangue. Non ci sono vendette, né cattiverie, né paure ancestrali che affiorano, ma solo la cinica spietatezza del cerchio della vita.
Il secondo ci mostra un orrore concreto e molto familiare: quello della routine e dei ritmi frenetici cui la vita moderna ci sottopone. Ernesto Musi si sente annichilito dalla ripetitività del suo lavoro di ufficio, dal tempo che si dilata e non sembra passare mai, dal grigiore dell’ufficio in cui è confinato per la gran parte della sua giornata. Il mostro che si risveglia in questo contesto, l’Om Pelos, non è che l’esplosione materiale del suo senso di ribellione, una manifestazione che sicuramente fa paura ma, vi garantisco, ha in sé anche qualcosa di liberatorio.
Ancora una volta è un itinerario  inquietate, affascinante, illuminante quello tracciato da Luigi Musolino; la degna conclusione di un interessantissimo viaggio alla scoperta di aspetti inediti del nostro territorio e del nostro folklore, imperdibile per gli appassionati del genere.

Marcello Bonati, Intercom
…[Il secondo volume] prosegue a raccontare di vicende legate a figure del folclore popolare, che però qui non sono mai, come invece erano nella maggior parte nell’altra antologia, su babau per spaventare i bambini. […] La qualità della scrittura del Musolino è davvero ottima, così come, spesso, innestata in trame dalla costruzione complessa, quasi sempre ben condotte.
[…] Smeraldo, come ho detto [è] il migliore, anche dopo la lettura dei rimanenti racconti; poeticissimo, commovente e… di fantascienza (anche). Ed è poi l’unico racconto nel quale non si parli di una qualche figura del folclore, ma della nascita di un mito popolare.
In conclusione, davvero un’ottima raccolta, fra primo e secondo volume, che fa ben sperare su una futura ottima riuscita dell’autore.
(la recensione di Marcello Bonati è, in realtà, molto più lunga e dettagliata; contenendo però un certo numero di anticipazioni sui singoli racconti, e i loro finali, abbiamo deciso di pubblicare qui solo una parte della recensione, che potete comunque leggere per intero sul sito di Intercom)

Matteo Poropat, La Tana dello Sciamano
...Seduti comodi, aperta la prima pagina, siamo di nuovo in viaggio. Alla guida c’è Luigi Musolino, con la sua viscerale passione per i luoghi “tipici”. Osterie con i mattoni che se li strizzi esce un quarto di rosso della casa. Case che sopravvivono barcollanti sulla striscia di nessuno tra città e campagna, dove le leggende di ieri si intrecciano agli eventi banali del quotidiano. Rifugi alpini battuti dal gelo di un ultimo inverno. Paesi nascosti tra montagne dimenticate.
[Luigi] porta l’auto con sicurezza. Conosce bene le strade, fa fischiare le gomme solo quando è il momento di darci un bel brivido. Si ferma, sigaretta in bocca rigorosamente rollata al volante per risparmiare tempo, accendino pronto, l’attimo di un bagliore ed è pronto a condurci a destinazione, a conoscere chi abita quei luoghi. Folletti, streghe, benandanti, divinità incarnate in simulacri di carne, creature informi che strisciano nel sottosuolo delle nostre case.
Non è compito facile riportare alla vita dieci figure del folklore e mettere su carta dieci storie diverse ma comunque efficaci, riuscendo a trasmettere i particolari essenziali che definiscono un territorio, una regione, un popolo. Ognuna delle incursioni nei miti che spesso abbiamo dimenticato, anche se ci viviamo a pochi metri, ha il suo momento disturbante, quando si insinua, senza insistenze né forzature, l’orrore. Ognuna affascina, ci porta a volerne sapere di più, pur anche sapendo che i risvolti potrebbero essere spiacevoli. Ma il finale, in queste raccolte, non è così scontato come il sottotitolo “racconti dell’orrore” potrebbe far supporre. Il confronto con le figure che emergono dagli angoli bui della nostra esistenza, siano acquitrini o fosse biologiche, boschi o città, è esaltato dall’occhio di Luigi, che è colmo di meraviglia, prima che di paura, quel sense of wonder a cui tanto sono affezionato e che trovo uno dei motivi più forti, ad esempio, nella poetica dell’orrore di Lovecraft. La meraviglia per ciò che è inumano e incomprensibile, ciò che trascende i sensi e ci tocca in qualcosa di primordiale che portiamo ancora con noi.
Se dovessi scegliere il racconto che preferisco andrei di getto sul primo. Quel Les Abominations des Altitudes che dovrebbero leggere tutti, soprattutto chi vuole cavalcare l’onda affollatissima delle “storie lovecraftiane”, prova tutt’altro che facile. Le abominazioni che camminano oblique, tra le nevi del nord-ovest italiano, non le si dimentica facilmente.

Alessio Del Debbio, Lande Incantate
“Oscure Regioni (volume 2)” è un’antologia di dieci racconti fantastici di Luigi Musolino, che affondano nel folklore italico. Dieci racconti, uno per ciascuna regione d’Italia, completano il progetto iniziato con il precedente volume [...]. In questo volume il baricentro si sposta nel centro-nord, con dieci nuovi racconti ispirati a leggende e tradizioni popolari italiane. [...]
- Les abominations des Altitudes (Valle d’Aosta): orrore sulle Alpi. Padre e figlio si mettono sulle tracce di una leggenda, seguendo il diario di Bastien Delorme. Una storia di ricerca, incertezza e mistero, una storia di fantasmi che scontano nella solitudine dei ghiacci la loro curiosità, l’aver risposto alla voce delle altezze.
- Febbre (Lazio): un racconto breve, in cui il protagonista viene a contatto con la Pantasema [...]. Si tratta di un’antica figura femminile legata a dei riti agricoli.
- Vagiti (Toscana): una storia davvero angosciante, ambientata in Val di Chiana. La progressiva scoperta dell’orrore si accompagna alla confusione che si fa strada nella mente del protagonista, annebbiato da una realtà che non sa e non vuole accettare. La leggenda di riferimento è quella della Marroca, una creatura talmente disgustosa che fa perdere la voglia di andare in bagno.
- Il carnevale dell’Uomo Cervo (Molise): questo racconto è ispirato all’omonima festa popolare molisana ed è stato il vincitore del XVIII Trofeo RiLL, pubblicato anche all’estero [...]. Il racconto narra l’incontro tra Omar e Gl’Cierv, una leggenda del folklore molisano, che strizza l’occhio ad altre antiche tradizioni simili europee, in particolare dell’area celtica (quella dell’Uomo Cervo, appunto).
- Nato con la camicia (Friuli): un racconto urban fantasy, legato alle figure dei Benandanti, i nati con la camicia, piccole congreghe che nel sedicesimo e diciassettesimo secolo praticavano dei riti di protezione per i villaggi e per i campi. Erano sostanzialmente figure protettive, sciamaniche quasi, messe poi al bando e cacciate dall’Inquisizione. In questo racconto, però, l’autore mostra il loro lato oscuro, possessivo, desideroso di potere, incarnandolo in un ometto brutto e violento, che si scontrerà con il protagonista. Male contro Bene, tra storia e leggenda.
- Intersezioni (Umbria): un racconto onirico, a tratti surreale, incentrato sugli gnefri, folletti dei boschi umbri. [...]
- Smeraldo (Veneto): un bellissimo racconto, forse il migliore dell’antologia, che narra l’amicizia e il profondo legame che si instaura tra la protagonista e una creatura leggendaria del Polesine. Una storia di scoperta reciproca, nonostante la diffidenza e contro tutte le ostilità alle diversità. Intensa, toccante, offre spunti di riflessione e insegna che non tutte le creature misteriose sono mostri, a volte sono gli uomini ad esserlo. Mi ha ricordato I nastri di Larrie, del precedente volume, anch’esso un racconto molto intenso.
- A caccia (Basilicata): arrivano i lupi! Un racconto fantastico che mette in scena il Dupi Minaro, il mannaro lucano. Un triangolo amoroso finisce decisamente male. Una storia sanguigna, di vendetta e violenza, dove la componente bestiale e selvaggia della mutazione in licantropo viene messa in risalto. Bello!
- Un selvaggio (Trentino): Ernesto è un impiegato modesto, che vive una vita banalissima di orari scanditi in ufficio per un lavoro terribile e privo di scossoni. Questo finché non viene a contatto con l’Om Pelos. È interessante notare come la leggenda dell’Uomo Selvatico, che vive in libertà nei boschi, non sia tipica solo del Trentino ma anche di altre regioni italiane.
- Soltanto una povera vecchia (Liguria): e torniamo alle streghe. Il primo volume era iniziato in Piemonte, con una storia sulle masche, e il viaggio nel folklore italiano ritorna a nord-ovest e di nuovo alle streghe. Siamo in provincia di Imperia (dove è diffusa la leggenda della bagiùa), in un centro per anziani, Villa Fiorita, dove è ambientato quest’ultimo racconto finale, di segreti oscuri, violenza e terrore. Non guarderete più le vecchiette con sguardo tranquillo.

Lo stile di Luigi Musolino è molto semplice, chiaro, diretto, va diretto al cuore della storia, senza tanti giri di parole. Riesce a costruire storie originali, diverse tra di loro, alternando narrazioni più crude e sanguigne, ad altre più oniriche, dal tono più soffuso, quasi fiabesco. Ottimo il recupero delle tradizioni folkloristiche italiane, che sicuramente molti lettori non conoscono.
“Oscure Regioni (volume 2)” è stata una lettura interessante, come il primo volume. Piacerà di certo agli appassionati di folklore e di leggende locali, desiderosi di saperne di più su tutto quel mondo fantastico che ha popolato l’immaginario di generazioni e che purtroppo si è un pò disperso nella nostra società contemporanea.
L’antologia spazia da una regione all’altra, e anche da un mito all’altro, coinvolgendo il lettore in storie di quotidiana follia, dove il male si manifesta nelle forme più stravaganti (a volte anche bizzarre), invadendo il nostro spazio vitale, spuntando ad esempio dallo scarico del WC, e dimostrandoci che tutte le leggende hanno un fondo di verità. Personaggi scettici, personaggi impauriti, personaggi combattivi che cercano di contrastare l’oscurità del nostro folklore nazionale. Personaggi anche incuriositi, come il padre e il figlio che si addentrano lungo i pendii innevati delle Alpi per inseguire una leggenda, rimanendone sopraffatti, o come Daria (Aaaria), che non cede al terrore e sceglie di accarezzare Smeraldo, non di cacciarlo.
Se nel primo volume ero rimasto affascinato dall’emersione di Crustumium, in questa raccolta è il racconto Smeraldo a lasciare il segno, assieme alla sanguigna triade finale: licantropi, uomini selvatici e streghe, che rovesciano ogni logica, ogni modo coerente di pensare dell’uomo, sprofondandolo nella disperata ammissione che il sovrannaturale esiste, che esistono cose che l’uomo non può, e non sa come, spiegare. E che quelle cose, quell’orrore, talvolta vince.

Luca Lampariello, Mangialibri
Il Dahù valdostano, amorfo e zoppicante. La Marroca toscana, forma lumacosa che abita le viscere della terra e sale in superficie per cibarsi. L’Uomo Cervo molisano e il Benandante friulano. Gli gnefri umbri e il Mostro della laguna del Polesine. L’Om Pelos del Trentino e la bagiùa ligure. L’antologia di orrori di Luigi Musolino si costruisce attraverso questa personale mappa nel bestiario folkloristico italiano. Creature di mostruosa deformità che invadono come fiumi in piena il quotidiano dei protagonisti dei racconti, investendone il corpo e il mondo: risucchiandoli con inaudita e dimenticata potenza, legata all’arcano. Il fluido alienante sprigionato da queste creature, nei passaggi migliori dei racconti di Musolino, muovono i personaggi verso una percezione “mostruosa” ma viva, deforme eppure permeante, che fa esplodere grigie gabbie di routine e “stanze senza finestre”.   [...]

Nicola Parisi, Nocturnia
...Sarei tentato di riproporre paro paro la recensione che scrissi l'anno scorso per la prima uscita, dal momento che le sensazioni positive di quel caso vengono tutte riconfermate. Luigi Musolino confeziona altri dieci ottimi racconti del perturbante, scritti con uno stile immediato ed accattivante.
Anche in questo caso ci sono un paio di momenti nei quali il primo dei due rischi di cui si parlava sopra - e cioè quello dello stereotipo incombente - sembrerebbe lì lì pronto per arrivare, ma si tratta di brevi istanti e di piccoli passaggi (e comunque presenti in misura minore rispetto alla prima antologia). Musolino riesce anche nel secondo compito, quello della credibilità [nel senso di credibilità "nel parlare di una tradizione, di un fenomeno, di una località distante a centinaia o migliaia di chilometri di distanza da dove si sta scrivendo", come riportato poco sopra nell'articolo, NdP ]: lo scrittore piemontese affronta in maniera plausibile i vari incontri con l'altrove, con le varie mitologie regionali nei suoi racconti.
Nel farlo sceglie sia figure conosciute non solo a livello locale ma nazionale (come le bagiùe, le streghe liguri nel racconto Soltanto una Povera Vecchia o i Benandanti friulani di Nato con la Camicia), creature e leggende poco conosciute come l'Om
Pelos trentino della novella Un Selvaggio, la Marroca toscana (una sorta di lumacone mangiafeti) protagonista di Vagiti e la Pantasema (un essere nella tradizione laziale, in particolare del frusinate) della storia Febbre.
L'horror classico e classicheggiante di Musolino s'innesta bene nella struttura dei vari racconti, trovando definitivamente una propria dimensione narrativa. Dimensione che è quella di un orrore quotidiano, rurale, perfino ancestrale. Di un qualcosa che fa parte  delle nostre radici culturali ma che abbiamo voluto forzatamente rimuovere.
“Oscure Regioni” ci mostra una Italia "altra", parallela a quella ufficiale.
E nel farlo comunica al lettore tutte le sensazioni e le emozioni che una buona storia tout-court dovrebbe narrare. Sto parlando di letture piacevoli, di quelle che non annoiano e che non sviliscono né l'intelligenza del lettore e nemmeno il suo tempo.
Non importano quel paio di stilizzazioni e di semplificazioni, forse immancabili in un prodotto del genere e presenti anche qui. Perché quello che importa è che alla fine in ogni racconto, ogni particolare viene messo al momento giusto e la materia viene trattata con profondo rispetto.
“Oscure Regioni (volume 2)” si dimostra un prodotto non solo maturo ma anche rinfrancante. Certo, non sto parlando di un tentativo organico di analisi di tutte le varie sfaccettature di quanto contiene e di quanto possa offrire il complesso del panorama regionale italiano alla letteratura horror, tanto rimane ancora da fare. Tanto di cui scrivere rimarrebbe ancora. Però questa doppia antologia rappresenta un buon inizio, una bella base di partenza di cui non si potrà non tenerne conto. Non solo a livello "locale" ma anche in ambito più propriamente internazionale.
Non è un caso che uno dei racconti presenti in “Oscure Regioni (volume 2)” , e cioè Il Carnevale dell'Uomo Cervo, sia stato già pubblicato all'estero, in Irlanda e Sud Africa per la precisione (dopo esser stato trionfatore di una passata edizione del Trofeo RiLL).
Per concludere, come nel precedente volume, anche in questo caso la cover è
stata realizzata da Jessica Angiulli e Lucio Mondini, il duo di artisti conosciuto
come Diramazioni, cover che finisce per fornire un valore aggiunto ad un già buon libro.

Alessandro Balestra, Scheletri.com
Ho più volte espresso il mio apprezzamento per Luigi Musolino, che considero uno tra i migliori scrittori horror italiani, in grado di creare splendide atmosfere dell'orrore,  mai banali e soprattutto scritte maledettamente bene.
Il volume 2 di “Oscure Regioni”, oltre a confermare la mia stima per Musolino, ci regala altri dieci bellissimi racconti tutti ad ambientazione italiana; mai il folklore italico, dalla Valle d'Aosta alla Basilicata, è stato più terrorizzante e malsano!
Consigliatissimo, ma ovviamente è d'obbligo leggere anche il volume 1!

Federica Di Spilimbergo, Gattaiola
...un’antologia che non mancherà di attirare tutti gli amanti del fantastico e dell’horror, ma è rivolta anche agli appassionati di miti popolari e del ricco patrimonio del folclore regionale italiano. I dieci racconti che compongono “Oscure Regioni (volume 2)” sono infatti ambientati soprattutto nell’Italia centro-settentrionale: boschi e cascine abbandonate fanno da sfondo a streghe e creature mostruose in un’Italia lontana dalle cartoline patinate, dove lo ‘scivolo nell’abisso’ è incredibilmente vicino e l’orrore è compagno di una realtà fatta di grandi paure, come la solitudine, la perdita, la malattia, la morte.
Il primo volume di “Oscure Regioni” aveva fatto conoscere Luigi Musolino al grande pubblico. Adesso per il trentratreenne editor, traduttore e scrittore piemontese, la conferma di un ruolo di primissimo piano per quanto riguarda il panorama horror della letteratura italiana contemporanea.

Valentina Lorenzato, Le ricette di Valentina
Non vedevo l'ora che il brillante Luigi Musolino facesse uscire anche questo secondo volume di “Oscure Regioni”. Il primo mi ha travolto e questo non è stato da meno. Se cercate un vero horror, questo fa per voi. Una serie di racconti tratti dalle nostre leggende popolari delle varie regioni italiane, rese attuali e reali dalla maestria nello scrivere di Luigi. Ogni racconto ti risucchia al suo interno, mentre leggi ti guardi alle spalle al minimo rumore, è crudo, è tangibile, è spaventoso. La sua scrittura fluida e scorrevole vi porterà negli abissi più neri. Per fortuna ogni storia è a sè, e ti permette di prendere fiato ogni volta prima di incontrare il nuovo terrore.
(nella rubrica “Mangia ciò che leggi”, il blog Le ricette di Valentina collega a ogni libro recensito un piatto. Per “Oscure Regioni (volume 2)” la ricetta è ispirata al racconto "Les Abominations des Altitudes", e alle sue uova nere. Il link alla ricetta è qui)

Andrea Viscusi, Unknown to Millions
...il volume 2 di “Oscure Regioni” completa la raccolta di racconti ispirati al folklore regionale italiano scritta da Luigi Musolino, con le dieci regioni che non rientravano nel primo volume. Racconti principalmente horror, ma anche weird e fantascienza, in cui ricorrono mostri, animali mitologici, streghe e anche alieni.
Certo, non tutte le leggende hanno lo stesso fascino, e i racconti ne risentono di conseguenza, ma il livello è sempre medio-alto e alcuni lavori sono delle piccole perle di tensione. Tra i migliori di questa tornata Smeraldo e Vagiti.

Luca Bonora, Touring Club Magazine
Streghe, fantasmi, folletti. L’Uomo Cervo del Molise, ‘o Mammone di Napoli. La tradizione popolare è un susseguirsi di personaggi inquietanti, a metà tra la fiaba e l’incubo. Musolino ha scelto venti miti italiani, uno per regione (dieci a volume) e li ha reinventati, facendone i protagonisti di altrettanti racconti horror con ambientazione contemporanea, ma sempre nella regione d’origine.

Stefano Sacchini, Cronache di un sole lontano
Nel colorato mondo della letteratura fantastica italiana una menzione speciale va fatta per gli scrittori piemontesi, in particolare per i paladini del genere horror. Tra questi, il sottoscritto ha recentemente scoperto Luigi Musolino (classe 1982), originario della provincia di Torino, autore della raccolta in due volumi “Oscure Regioni”. L’impressione di essere davanti a una scuola del terrore in “bagna cauda” si è rafforzata: una scuola o, se si preferisce, un movimento di alta qualità, esuberante, vitale.
In questo caso, siamo di fronte a due antologie per un totale di venti racconti, uno per regione a partire proprio dal Piemonte, in cui l’autore descrive gli orrori che da sempre circondano gli abitanti del Bel Paese e che questi, più o meno consapevolmente, non vogliono vedere. Orrori millenari che hanno le radici nel folclore nostrano e si celano non solo nelle viscere del sottosuolo, tra i resti delle antiche civiltà o nelle profondità marine (qui l’influenza del solitario di Providence è tanto palese quanto forte) ma anche dove meno te li aspetti: nelle realtà urbane di oggi e nella splendida provincia, ricca di tradizione, di luci e di ombre. Proprio il forte filo conduttore permette di leggere questa raccolta come fosse un romanzo o meglio un diario di viaggio.
Con uno stile brillante, a tratti raffinato, Musolino immerge il lettore in atmosfere quanto mai varie e al tempo stesso accurate - notevole l’attività di documentazione dell’autore sui miti regionali - dove l’elemento in comune è sempre un uomo qualunque, apparentemente privo di connotati speciali, calato nei panni del protagonista e proiettato contro la sua volontà in una spirale irrefrenabile di incubi e terrore. Raramente il finale è lieto.
Una lettura consigliata a chi apprezza il soprannaturale, la follia che irrompe nel quotidiano, le favole che improvvisamente si popolano di creature mostruose, sanguinarie e che, soprattutto, non lasciano scampo al malcapitato di turno.

Mauro Longo, Caponata Meccanica
Dove andrete in vacanza quest’estate? Qualsiasi sia la regione italiana prescelta, all’interno di “Oscure Regioni” (2 volumetti) troverete un edificante terrificante racconto ambientatovi, che va a scavare tra le leggende più orripilanti e inquietanti delle diverse contrade del nostro paese.
Sì, anche del Molise.
C’è in Italia una buona generazione di autori horror trentenni, che si danno molto da fare con racconti, romanzi brevi, articoli e collaborazioni di ogni genere. Personalmente ritengo Musolino uno dei migliori, forse un passo avanti a (quasi) tutti gli altri.
I racconti della raccolta forse a un certo punto possono sembrare un po’ ripetitivi, ma il problema è insito nella natura stessa dell’idea editoriale che li ha partoriti, e comunque va detto che Musolino vi si destreggia benissimo.
Perchè leggerli: racconti horror ambientati dietro casa vostra, un gotico rurale all’italiana solido e ben scritto.