Scrivere, scrivere e non perdere mai la speranza!

Il resoconto del seminario di Michael J. Sullivan a Lucca Comics & Games 2018: un confronto ragionato fra l'autopubblicazione (self-publishing) e la pubblicazione tradizionale
di Giorgia Cappelletti
[pubblicato su RiLL.it nel dicembre 2018]

Nell’ambito di Lucca Educational 2018, Michael J. Sullivan ha curato un seminario intitolato “Self vs. traditional publishing - pros and cons”. Un tema che l’autore statunitense (oggi tradotto in quindici lingue) conosce molto bene, visto che è arrivato al successo autopubblicando la sua serie di romanzi fantasy “The Riyria Revelations” e riuscendo a vendere oltre 100.000 copie all’anno (in Italia la saga è oggi edita da Armenia).
La "nostra" Giorgia Cappelletti riassume per RiLL.it i punti salienti di questo interessante seminario…

 

Squadra che vince non si cambia, vuole il detto, e questo è senz'altro vero per Michael J. Sullivan e sua moglie Robin.
Sullivan ce la presenta prima ancora di annunciare il titolo dell'incontro, spiegando come lei sia il perno fondamentale della sua carriera di scrittore. E la stessa Robin, quando interviene nel discorso, parla al plurale ("noi abbiamo scritto", "noi abbiamo proposto all'editore"...).
Per quanto mi riguarda, ho un motivo personalissimo di gratitudine nei confronti della signora: sarà stato il mio inglese un po' arrugginito, o la stanchezza che si faceva sentire dopo ore di fiera, ma seguire Sullivan mentre parlava a raffica dei suoi progetti mi è costato un certo sforzo. Perciò gli interventi pacati di Robin sono stati una manna dal cielo (ma, diciamolo, hanno aiutato anche le fotocopie delle slide distribuite da Sullivan a inizio lezione, con tanto di righe libere per prendere appunti. Avrebbe meritato un applauso già solo per questo).
Ma di cosa hanno parlato i coniugi Sullivan durante le due ore del seminario? Vediamolo in cinque punti.

1) L'esperienza personale di Sullivan
Il pubblico era composto in gran parte da aspiranti autori, tutti conoscevamo il successo di Sullivan nell'autopubblicazione e la domanda tecnica che ci assillava, credo, era la stessa: ma come diavolo ha fatto?
Per cominciare, Sullivan ci ha rivelato che il vero cervello dell'impresa è sua moglie, perché, al contrario di lui, è una donna d'affari. È stata la prima a leggere i suoi scritti e a dirgli che andavano assolutamente pubblicati, proprio quando lui, dopo tanti rifiuti da parte delle case editrici, aveva ormai deciso di rinunciare.
E quindi?
Robin si mise a contattare editori per conto del marito, collezionando altri rifiuti, ma riuscì a trovare un agente. Dopo un anno, l'agente rinunciò all'incarico per motivi familiari e Robin inviò il primo manoscritto a piccole case editrici, fino a trovarne una disposta a pubblicarli, la Aspirations Media Inc.
Il primo libro venne pubblicato, pur con molti problemi di distribuzione, ma i Sullivan scoprirono che mancavano i soldi per stampare il secondo. Decisero così di occuparsene di persona, dall'editing alla formattazione alla stampa. Quando tornarono in possesso dei diritti del primo volume, lo ripubblicarono allo stesso modo.
I primi guadagni non furono sensazionali, ma di anno in anno e di libro in libro le cose andarono meglio, soprattutto grazie agli e-book.
Nel frattempo, Sullivan si è procurato un agente per i foreign rights e ha cominciato a pubblicare anche all'estero. Contemporaneamente le sue vendite sono cresciute in modo esponenziale. Da quel momento ha continuato a pubblicare, sia con editori tradizionali come Orbit sia attraverso l'autopubblicazione.
Non solo, ma Michael e Robin hanno sperimentato anche la raccolta di fondi su Kickstarter per tre delle loro opere, superando le previsioni più ottimistiche (tanto per farvi un'idea, la prima volta l'obiettivo era raccogliere 3000 dollari e ne hanno racimolati oltre 31.000!).

A questo punto appare evidente perché Sullivan consideri la moglie un partner fondamentale anche nella vita lavorativa!
Ma cosa possiamo fare noi aspiranti autori, in mancanza di una Robin che si batta per noi?

2) Le tre possibilità per gli aspiranti autori
Eccole qui:
A)  la pubblicazione tradizionale con piccoli editori (quella che Sullivan ha chiamato "la piccola editoria")
B) la pubblicazione tradizionale con grandi editori
C) l'autopubblicazione.

Secondo Sullivan non esiste un'alternativa migliore dell'altra; dipende dagli obiettivi e dalle capacità dell'autore (è disposto a promuovere se stesso e la propria opera sui socia network? È capace di mettere in piedi una squadra di collaboratori validi?), dalle sue convinzioni (è favorevole o contrario a priori all'idea di autopubblicarsi?), oltre che dalle caratteristiche dell'opera.
I libri per bambini, ad esempio, vengono quasi sempre stampati su carta e richiedono illustrazioni specifiche e accurate, perciò è consigliabile affidarsi all'editoria tradizionale. Anche la letteratura non di genere (literary fiction) non è adatta all'autopubblicazione, perché a volte i lettori sono riluttanti a prendere sul serio i romanzi autopubblicati e a concedere loro meriti letterari.
Fantasy e fantascienza, al contrario, si prestano bene a questa modalità. Bisogna però tenere sempre presente che l'autopubblicazione costa molto lavoro all'autore!

Un'altra via praticabile è la pubblicazione con Amazon Imprint. Reclamano per contratto meno diritti degli editori tradizionali e curano molto il marketing, ma richiedono l'esclusiva, stampano poche copie e i prezzi sui loro libri sono bassi.
   
Esistono insomma diverse possibilità e, alla fine, quello che conta  per un esordiente è iniziare, accettando qualunque offerta pur di farsi conoscere e leggere dal pubblico. L'unica via che Sullivan sconsiglia è il cosiddetto vanity publishing, cioè l'affidarsi a editori che si fanno pagare in cambio della pubblicazione.

3) Ma insomma, come funziona il self-publishing? Cosa deve fare l'autore?
Autopubblicarsi non significa fare tutti da soli!
Nessuno scrittore che si autopubblica può lavorare senza uno staff. Bisogna cercare, contattare e ingaggiare professionisti in ogni campo, dall'illustrazione delle copertine all'editing e al copy editing, procurarsi i fondi necessari (anticipando i soldi di tasca propria!) e farsi pubblicità; insomma, tutto il lavoro che tradizionalmente spetta all'editore.
Michael e Robin sono stati pionieri del self-publishing, ma oggi questa pratica è molto più diffusa di un tempo ed esistono buone piattaforme di supporto per gli autori, dove editor freelance e illustratori possono offrire i loro servigi presentando le proprie credenziali (lavori svolti o, nel caso degli editor, libri curati).

Autopubblicazione significa anche autopromozione: l'autore deve "vendersi" bene sui social network e costruirsi un seguito, non necessariamente di lettori. Sullivan racconta che gli capita di essere contattato da persone che non hanno mai letto un suo libro, ma gli dicono "sei il mio scrittore preferito!", perché lo seguono sui social e apprezzano il suo modo di interagire con i fan.

4) Il consiglio di Robin!
Robin ci avverte: le case editrici tradizionali pretendono per contratto tutti i diritti (stampa, traduzioni, audio, e-book...), senza però saper davvero sfruttare tutte le potenzialità del prodotto, in particolate degli e-book. Se lei e Michael avessero ceduto quei diritti agli editori, avrebbero perso un sacco di soldi.
Raccomanda inoltre di studiare attentamente il contratto di pubblicazione, perché a volte sono presenti clausole che impediscono all'autore di ricorrere al self-publishing per diversi anni, facendogli perdere grandi opportunità.
Insomma, leggete con attenzione prima di firmare e valutate tutte le vostre possibilità!

5) ... e quindi?
In conclusione, quali elementi accomunano le diverse strade per la pubblicazione?
Prima di tutto bisogna scrivere un buon libro!
Poi è necessario:
- scrivere e riscrivere
- accettare le critiche di altri autori e lettori
- "polish, polish, polish" (rifinire), concentrandosi sulle prime cinque pagine. Sono proprio quelle, con ogni probabilità, le pagine che l'editore leggerà e in base alle quali deciderà se pubblicarvi o meno!

Sullivan ammonisce poi gli aspiranti autori a non sottovalutarsi e a non lasciarsi trattare dall'editore come dipendenti di basso livello, cosa che capita spesso nella pubblicazione tradizionale, dove l'autore ha pochissimo potere decisionale (non può esprimere un'opinione sull'immagine di copertina, il titolo, il prezzo...). Siete voi a creare l'opera, dice.
E se un editore vi dice che il genere che scrivete non è "trendy", fregatevene: non potete sapere cosa andrà di moda tra qualche anno!
Gli editori tradizionali non sono certo degli sperimentatori, tendono a seguire la moda del momento. Per fare un esempio concreto, a Sullivan una volta è stato detto che il grimdark non vendeva, mentre ora va forte.

A tirare le fila del discorso è di nuovo Robin, che cita la massima di un amico: "C'è una parola per definire gli autori che scrivono senza mai arrendersi: don't give up… published". Insomma, chi persevera finirà per pubblicare. Del resto, ci ricorda Robin, lo stesso Sullivan ha rinunciato al suo sogno per dodici anni prima di ricominciare a provarci.
Morale della favola: scrivere, scrivere e non perdere mai la speranza!

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