LEUCOSYA e altri racconti...: la parola agli autori

Intervista agli autori del XXV Trofeo RiLL e di SFIDA 2019 pubblicati nell’antologia LEUCOSYA e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni
di Alberto Panicucci
[pubblicato su RiLL.it nel gennaio 2020]

A Lucca Comics & Games 2019 è uscita l’antologia LEUCOSYA e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni, diciassettesima uscita della collana Mondi Incantati. Il libro propone 12 racconti: 8 sono stati selezionati da RiLL nell’ambito dei concorsi letterari XXV Trofeo RiLL (edizione del venticinquennale!) e SFIDA 2019, mentre i restanti quattro hanno vinto alcuni premi letterari esteri.

Come tradizione, dedichiamo agli autori e alle autrici dei racconti premiati del XXV Trofeo RiLL e di SFIDA 2019 un’intervista collettiva: un modo per approfondire e andare al di là del semplice titolo di ogni storia, sperando così di soddisfare e stimolare la curiosità di tutti i lettori.

Iniziamo con i racconti classificatisi ai primi quattro posti al XXV Trofeo RiLL, cui hanno partecipato 345 testi e 282 autori, residenti in Italia e non. Il venticinquennale del nostro concorso è ovviamente un traguardo che siamo molto felici di raggiungere… soprattutto con un così nutrito seguito di pubblico!
Le quattro storie premiate sono state scritte da due autori e due autrici, e due di loro li premiamo e pubblichiamo per la prima volta.

Il racconto vincitore è il fantascientifico Leucosya, che dà il titolo all’intero volume e che è stato scritto dalla romana Laura Silvestri: un’autrice giunta quarta al Trofeo RiLL nel 2017 (con “A casa del Diavolo”) e che un anno dopo ha vinto il premio speciale Lucca Comics & Games nell’ambito di SFIDA 2018 (con “Oltre la valle”).
Leucosya è un racconto ambientato nello spazio profondo, all’interno di un’astronave, ma allo stesso tempo è una storia molto privata: le protagoniste sono una madre (pilota di astronave) e la figlia adolescente, e il loro rapporto è al centro della narrazione, sviluppata dal punto di vista della madre. Non a caso, sono questi due personaggi quelli che l'illustratrice Valeria De Caterini ha raffigurato nella copertina del libro.

Laura, è una domanda troppo personale chiederti se Leucosya è un racconto almeno un po’ autobiografico? Visto che hai due figlie, viene spontaneo pensarlo…

“Credo che in ogni testo letterario ci sia, in qualche misura, una componente autobiografica, magari minima. Non deve trattarsi necessariamente di un episodio, di una persona reale, ma anche soltanto di un sentimento, un timore, una speranza. In questo caso, il racconto è nato da una sensazione che credo molti genitori abbiano sperimentato: quando tuo figlio, per quanto ancora bambino, inizia ad essere abbastanza grande da pensare con la propria testa e a opporsi alle tue posizioni articolando il proprio pensiero, ti ritrovi ad avere uno scorcio, un piccolo anticipo, dell'adolescenza. E, quindi, delle difficoltà di comunicazione che potresti dover fronteggiare. Credo che a quel punto sia naturale domandarsi: ‘Quando sarà il momento, riuscirò a gettare un ponte, a mantenere la stessa empatia, la stessa capacità di relazione che ho adesso con mio figlio?’
“Penso sia facile intuire come una domanda simile generi un po' d’ansia, un certo groppo in gola. Nel mio caso, anche un lieve senso di vuoto nell’immaginare questa ipotetica distanza che potrebbe nascere in futuro fra me e le mie bambine. Da questo senso di vuoto, di perdita, è nata la scintilla di Leucosya: un racconto che amplifica questo tema all’estremo, che isola madre e figlia in uno spazio vuoto e affronta proprio la paura dell’incomunicabilità, della lontananza e della perdita.”

Una curiosità legata al racconto è la quantità di riferimenti alla mitologia classica che contiene, forse sorprendente per un racconto ambientato in un futuro così lontano…

“Ho sempre amato la mitologia greca e, una volta scelto il nome per la fascia di asteroidi che l’astronave attraversa (Leucosya, come una delle sirene nell’Odissea), mi è venuto spontaneo proseguire, inserendo in successione altri velati riferimenti classici. Mi sono divertita a scovare quelli magari meno immediati: senza dare troppi spoiler, ad esempio, il marito della protagonista ricopre il ruolo di Giasone, che abbandonando Medea scatena una serie di eventi terribili; l’astronave porta il nome di una figura tragica, Didone, che è anche una donna forte e indipendente, combattiva... e così via. Quando poi mi sono resa conto di non aver mai citato il nome della protagonista, ho compreso come l’ultimo riferimento fosse nato da solo: lei è Nessuno. E naviga fra le insidie delle sirene, proprio come Odisseo/Ulisse. E il cerchio si è chiuso.”
(nella foto Laura Silvestri, a sinistra, premiata da Francesca Garello: un "passaggio di testimone" fra donne che hanno vinto il Trofeo RiLL)

Con il racconto secondo classificato si cambia completamente genere, e ambientazione: Spiriti d’estate, del modenese Fabio Galli, infatti, è una storia che si svolge ai giorni nostri, sull’Appennino modenese. Si tratta di una ghost-story, che nel suo svolgimento riesce a valorizzare molto bene l’ambientazione, sia in senso geografico che storico, visto che prende spunto da fatti realmente accaduti nel 1944.

Fabio Galli spiega così la genesi del racconto: “Io sono rimasto molto impressionato dalla storia di Gabriella Degli Esposti (partigiana e antifascista italiana, medaglia d’oro al valore militare, NdP), talmente tanto da tentare di omaggiarla nel mio piccolo. Ho provato a dedicarle queste poche righe ispirandomi alla sua figura, senza nessuna pretesa di veridicità storica. Me la sono immaginata felice a vivere la sua vita a dispetto del passato, e allora mi è venuto in mente questo espediente magico: un terreno K (riferimento al film “Zeder”, di Pupi Avati, NdP), ma fatto al contrario, che invece di incattivirti ti dà veramente una seconda possibilità.”

È stato difficile “miscelare” nel racconto la parte storica e quella fantastica, senza scordare, poi, che i due protagonisti sono fratello e sorella, e anche questo elemento andava valorizzato?

“Devo dire che ho scritto abbastanza di getto, anche perché - ad essere sinceri - il tutto nasce come adattamento da sceneggiatura per cortometraggio, e in quel campo devi essere scorrevole per forza, senza tanti fronzoli. Non sono stato molto a riflettere. Mi interessava solo che ci fossero tre elementi: fantasmi, Gabriella Degli Esposti, e un vago concetto di famiglia funzionale moderna…”

Complimenti, insomma, a Fabio Galli, meritato secondo classificato con un racconto davvero molto efficace.
Una curiosità legata all’amico modenese è che in passato avevamo già avuto il piacere di premiarlo e pubblicarlo, ma non in un concorso letterario. Infatti, Fabio era stato uno dei finalisti di Heroes in Haiku, il concorso fotografico bandito dal RiLL nel 2017, in occasione del venticinquennale di attività associativa.

Con i racconti terzo e quarto classificato troviamo invece un autore e un’autrice che non abbiamo mai premiato in passato. Inoltre, curiosamente, entrambi i loro racconti sono di genere fantascientifico e ruotano intorno al tema dell’identità, come si intuisce anche dai rispettivi titoli: Non io, di Alessandro Izzi (terzo), e Voi che siete me, di Michela Lazzaroni (quarto).

Visto il comune tema, la prima domanda è la stessa per entrambi: ritieni che l’identità (e quindi, al contrario, l’omologazione delle persone) sia un tema in qualche modo “nell’aria”, e che per questo genera riflessioni, domande e spunti per storie come la tua?

Risponde Alessandro Izzi:
“Nell’aria c’è senz’altro, in questo periodo di confusioni culturali e identitarie, un bisogno comune di riflettere sul tema della definizione di sé. Anche perché viviamo in un contesto in cui la maggior parte delle strategie comunicative è fondata sulla paura verso ogni forma di alterità.
Non io nasce comunque da una suggestione più stilistica che contenutistica. Il nocciolo del racconto sta a monte: nella scelta di partenza di usare la seconda persona singolare, invece che una più canonica terza (o prima), tenendo ferma una focalizzazione narrativa interna. Dal momento che il narratore, per via di questa scelta, non è più propriamente interno, ma nemmeno veramente esterno e comincia, anzi, a confondersi col lettore (interpellato in prima persona con il fatidico tu), il tema dell’identità diventa quasi una necessità. Per questo la domanda che mi piacerebbe scorresse sotterranea durante la lettura non è tanto chi sia il personaggio attraverso i cui occhi percepiamo i fatti, quanto piuttosto quella più subdola: chi sei tu, lettore? Ne sei proprio certo?

La parola, adesso, a Michela Lazzaroni:
“Penso che oggi ci sia molta incertezza sul concetto di identità, sia sul piano personale, parlo per me stessa e per la mia generazione perennemente confusa (Michela è nata nel 1988, NdP), sia su quello della collettività, intendo noi tutti in quanto società occidentale. Un sintomo di questo è l’importanza che ha assunto il tema della diversità. È difficile dire chi sono, invece è molto facile dire chi non sono (o credo di non essere). La crisi d’identità ci porta ad auto-definirci per negazione: io non sono quella roba lì, io sono meglio.
“Credo che la fantascienza abbia il potere di intercettare questi disagi e la responsabilità di farsi delle domande. Mi sono chiesta: e se quella roba lì fossimo tutti noi? Cosa succederebbe se fossimo letteralmente la stessa persona? A chi darei la colpa? E soprattutto: prendermela con gli altri non significherebbe prendermela con me stessa?”

Torniamo adesso su Non io, di Alessandro Izzi: un racconto che si sviluppa tutto in una notte, una notte che il protagonista non dimenticherà mai, e che a tratti è veramente duro, persino violento; allo stesso tempo, però, la caratterizzazione dei personaggi (dialoghi, psicologia, pensieri etc.) è molto curata. Era questo il tuo obiettivo, Alessandro?

“Spero che Non io venga percepito come disturbante proprio in virtù della domanda rivolta al lettore cui accennavo prima. Se il racconto fa franare anche solo un poco qualche certezza, allora vale il tempo della sua lettura. In effetti è proprio questo senso di indefinitezza disturbante che lega il racconto all’horror più di quanto non faccia con la fantascienza, che non è il suo vero genere di riferimento.
“L’attenzione ai dialoghi e ai personaggi deriva invece dal fatto che scrivo per il teatro e tutta la mia attenzione va in quella direzione anche quando il testo non nasce per la scena. Difficile? Scrivere lo è sempre.”

In effetti, va detto che Alessandro Izzi, seppure alla prima pubblicazione al Trofeo RiLL, non è assolutamente un esordiente: critico cinematografico, ha firmato numerosi saggi in tale ambito, e ha scritto (e visto poi rappresentate) svariate opere teatrali. Esperienze significative nel campo della scrittura, che hanno sicuramente arricchito la prosa del suo racconto.

Invece, con Voi che siete me, la brianzola Michela Lazzaroni (che nella vita è una grafica e illustratrice) ottiene la sua prima pubblicazione su carta. Ed è per noi un piacere premiare anche nell’edizione del venticinquennale un’autrice completamente nuova, “confermando” così una lunga tradizione del Trofeo RiLL, e con l’augurio che questo quarto posto sia di buon auspicio per lei.

Michela, riguardo a Voi che siete me, che descrive un mondo distopico dove vige un’assoluta omologazione di tutte le persone, uno dei giurati ha scritto che “questo racconto è una chiamata alle armi". Ti piace questo commento? Ti ci riconosci?

“Scrivendo Voi che siete me volevo che le tematiche dell’identità e della diversità portassero i personaggi a farsi delle domande sulle loro responsabilità personali per la situazione che stanno vivendo, e il lettore insieme a loro. Siamo una comunità, ciascuno di noi è responsabile per gli altri, anche se forse oggi non ci piace pensarla così. Anche per questo siamo in crisi, perché l’identità non passa solo da chi sono io e da chi sei tu, ma da chi siamo tutti insieme come società: se manca la società, manca l’identità.
“Il racconto è pessimistico al riguardo, ma io in fondo sono ancora ottimista e credo che anche nella rabbia e nella paura sia possibile ragionare come collettività, perché è vero che non siamo tutti una sola persona, ma di sicuro siamo tutti una sola comunità.”

Oltre al XXV Trofeo RiLL, nel 2019 RiLL ha organizzato anche SFIDA: il concorso gratuito rivolto agli autori giunti almeno una volta in finale al Trofeo RiLL, e che mette in palio la pubblicazione su Mondi Incantati.
SFIDA è un premio che RiLL bandisce dal 2006; il concorso prende il nome dalla SFIDA che lanciamo ogni anno agli autori: scrivere un racconto fantastico partendo da un input (vincolo) esterno, stabilito da RiLL di edizione in edizione.

Per il 2019, abbiamo scelto di omaggiare un classico della letteratura fantastica di cui ricorreva il quarantennale: “La storia infinita”, di Michael Ende.
Quindi, abbiamo chiesto a ciascun autore di scrivere un racconto in qualche modo collegato a “La storia infinita” (e/o ai suoi personaggi e/o al suo autore) oppure di inviarci un racconto che ruotasse intorno a una qualunque altra storia infinita (dove “infinita” si poteva intendere anche nel senso di una durata molto lunga – secolare o più – e non necessariamente nel senso stretto del termine).
Fra i 24 testi partecipanti, letti e valutati in forma anonima (da Alessandro Corradi, Daniele Pagliuca e il sottoscritto), sono stati scelti per la pubblicazione i racconti di Giorgia Cappelletti, Nicola Catellani, Laura Silvestri e Antonella Mecenero, tutti vincitori ex aequo di SFIDA 2019.

Il vecchio Blaterone, il racconto di Nicola Catellani, però, ha ricevuto il premio speciale Lucca Comics & Games: un award che il festival assegna ogni anno a quello che ritiene il migliore dei testi vincitori di SFIDA.

Il vecchio Blaterone è un racconto di fantascienza al femminile, in cui tutti i personaggi sono donne, anzi per la precisione ragazze, incaricate di riportare su carta le infinite storie che un computer declama.
Il tema di fondo del racconto è il rapporto fra realtà e fantasia, e come la percezione di questi due elementi possa essere completamente diversa per i protagonisti e i lettori di una storia... un tema che si ritrova anche ne “La Storia Infinita”, seppure declinato in un modo completamente diverso!

Per inciso, Il vecchio Blaterone è l'unico dei quattro testi vincitori di SFIDA 2019 che cita esplicitamente al proprio interno il romanzo di Michael Ende. Anzi, a dirla tutta, cita anche “Il mago di Oz”, “Alice nel paese delle meraviglie”, “Pinocchio”, e molti altri classici dell'immaginario fantastico, proprio per toccare il tema del rapporto fra realtà e fantasia… forse, Nicola, il messaggio de Il vecchio Blaterone è che proprio le storie (vere, quindi la Storia in senso stretto, o inventate, cioè la fiction) sono ciò che ci definiscono?

“Noi tutti diamo per scontato che le celebri storie che hai citato siano opere di fantasia, pura immaginazione, ma per chi non ha mai avuto a che fare con la società moderna (come, appunto, un gruppo di ragazzini naufragati su un pianeta disabitato) e non conoscono altre storie, esse diventano la ‘mitologia’ del pianeta Terra, storie che devono per forza essere vere, perché sono l’unico legame con le loro origini. Nessuna delle protagoniste del racconto dubita della realtà di quelle storie, tuttavia nel corso del racconto scoprono che non sono uniche: loro stesse possono crearne delle altre, delle nuove storie che saranno completamente loro. Col tempo queste storie diventeranno forse una nuova mitologia, o forse saranno il primo passo per la nuova letteratura del pianeta, ma in tutti i casi mi piaceva pensare che l’immaginazione, la fantasia, il vedere cose nuove dove non ci sono (ancora), sia il passo iniziale per l’evoluzione della società.”
(nella foto il bravo Nicola, a destra, mentre viene premiato da Mario Pardini, presidente di Lucca Crea srl, la società che organizza Lucca Comics & Games)

Altro elemento da notare è che Il vecchio Blaterone è un racconto al femminile, nel senso che tutti i personaggi sono donne, anzi per la precisione ragazze. La cosa è curiosa perché i racconti di Nicola che abbiamo premiato in passato al Trofeo RiLL (“Questione di previdenza”, terzo classificato nel 2017, e “F.lli marziani, dal 1947”, terzo nel 2018) avevano praticamente solo personaggi maschili. C’è un motivo particolare per questo cambiamento?

“Ho scelto come protagonista una ragazzina non per variare tipologia di personaggi ma perché mi pareva verosimile che in un villaggio ‘primitivo’ gli uomini fossero a caccia o nei campi e le donne adulte a casa: quindi restavano solo le ragazzine che potevano avere il tempo per occuparsi del Vecchio Blaterone. Giuro che non l’ho fatto perché le ragazzine chiacchierano di più dei maschi!”

Passando agli altri autori selezionati con SFIDA 2019, troviamo la trentina Giorgia Cappelletti, già premiata al Trofeo RiLL nel 2015 (con “Draco Dormiens”) e nel 2017 (con “L’amico speciale”) e vincitrice di SFIDA 2017 (con “Vera”).
Il suo racconto I guardiani di Gaia lancia un forte messaggio in chiave ecologista, raccomandando a noi umani di rispettare maggiormente l’ambiente. Per farlo, racconta la “storia infinita” della Terra, dalla comparsa dell’Uomo in avanti, anche molto in avanti nel futuro…
Insomma, un racconto con una morale ben chiara, giusto, Giorgia?

“No, non è un racconto con una morale. Non l'ho mai sopportata la morale nelle storie, neanche da bambina! Ho lavorato sul finale e sul messaggio per essere chiara e più netta, anche ricordando alcuni commenti ricevuti ai tempi de L’amico speciale. Con I Guardiani di Gaia non volevo tanto mandare un messaggio ecologista quanto anti-antropocentrico: non siamo la prima né saremo l’ultima specie sul pianeta. Nemmeno la prima specie umana. L'ultima sì, però, probabilmente.
“Ma poi, siamo sicuri che questo sia davvero un male? Abbiamo un po’ il vizio di considerarci i 'figli perfetti' dell’evoluzione (hai presente il classico disegnino della scimmia che pian piano raddrizza la schiena fino a trasformarsi nell’omino con la clava?). Gli scarafaggi, per fare un esempio, sono molto più vecchi – e forse più saggi - di noi!
“Qualche anno fa, mentre mio marito giocava a The last of us, ci siamo chiesti se la salvezza del genere umano valesse davvero il sacrificio di una ragazzina (Ellie, una dei protagonisti del gioco, dovrebbe morire per fornire agli scienziati una cura per il virus che ha quasi sterminato l’umanità). In altre parole: la sopravvivenza della specie deve essere il nostro obiettivo ultimo, una specie di missione morale di cui ognuno di noi è investito? Secondo me no. Umanità è un concetto, un valore, non solo la somma degli individui. Che senso ha uccidere una bambina, rinunciando così alla propria umanità, se lo scopo è proprio salvarla, quell’umanità?
“Non ne siamo ancora venuti a capo. Alla faccia di chi sostiene che videogiochi e Playstation siano pura evasione!
“Ecco, volevo risponderti e invece ho finito per fare altre domande... ”

Anche Per sempre l’esilio, di Antonella Mecenero, è un racconto che contiene delle domande e che si sviluppa fra epoche lontane, visto che traccia un parallelo, a mille anni di distanza, fra Dante Alighieri e un suo clone.
Antonella, anche se il tuo racconto ha una struttura abbastanza classica (due personaggi, fra loro collegati, che agiscono in epoche diverse), non hai scelto esattamente un soggetto facile, né immediato…

“Questo racconto per me è stato veramente una SFIDA. La mia Storia Infinita, prima ancora di quella del protagonista, è quella della Letteratura, che plasma vite e destini, confonde le carte col reale. Il Dante clone del 2302 deve la sua seconda vita all’opera di finzione che ha scritto, e decide di prendere in mano le redini della propria vita mentre legge un romanzo. Inoltre mi piaceva l’idea di raccontare Dante, che tutti noi italiani conosciamo di nome, ma è in realtà un personaggio piuttosto diverso dall’immagine che lui stesso da di sé ne La Divina Commedia. Noi ce lo immaginiamo come un intellettuale, quando era principalmente un politico e un militare. Era interessante per me spostare quest’uomo nel futuro, continuando a farlo ragionare con le categorie della propria epoca e ponendolo a confronto con l’immagine stereotipata che tutti hanno di lui…”

Va anche detto che Per sempre l’esilio è un po’ un esordio per Antonella Mecenero, almeno nel genere fantascientifico, visto che di norma l’autrice novarese manda ai concorsi RiLLici storie fantasy (che noi abbiamo spesso premiato e poi raccolto, insieme ad altri inediti, nell’antologia personale La Spada, il Cuore, lo Zaffiro). Questo cambio di genere è stata un po’ una sfida nella SFIDA, Antonella?

“Uno degli aspetti più belli di SFIDA è che dà sempre nuove opportunità. È inevitabile, credo, che autore impari a conoscere meglio uno o più generi, che diventano la sua comfort zone. Ci vuole un bello stimolo per uscirne e, allo stesso tempo, è importante sapere che l'esperimento, se così possiamo chiamarlo, possa avere dei lettori competenti e imparziali. SFIDA permette tutto questo, quindi perché non approfittarne per mettersi in gioco?”

Infine, giungiamo a La pescatrice di perle, secondo racconto di Laura Silvestri presente nell’antologia (il 2019 è stato decisamente un anno fortunato per l’autrice romana!).
Si tratta di un racconto di ambientazione giapponese, incentrato sulla “storia infinita” che il mare racconta agli uomini; proprio per questo, è un racconto molto evocativo e lirico, a tratti anche poetico (oltre che, diciamolo senza spoilerare, romantico).
Nel complesso, La pescatrice di perle è una storia ricca di elementi e spunti… quindi la domanda per l’autrice non può che essere: ma come si “cucina” per bene una ricetta simile?

“Come si cucina? Buona domanda. La verità è che un piatto del genere non può che cucinarsi da solo. Mi spiego meglio. Nove volte su dieci, quando mi metto davanti a una tastiera e decido di scrivere, è perché ho già pianificato con cura il testo: tema, registro linguistico, personaggi e scalette di dettaglio... in linea di massima, c'è ben poco che io lasci al caso. Tuttavia, molto di rado, mi accade l'esatto opposto. Un racconto nasce da solo, senza che io debba fare granché per metterlo assieme. L'incipit de La pescatrice di perle è emerso spontaneamente da qualche parte del mio subconscio, già nitido e definito, durante una delle mie interminabili code nel traffico di Roma. Mentre guidavo, mi sono domandata chi fosse questa Kumiko che cercava le perle. Tutto il resto è venuto da sé: con un nome del genere, non potevamo che essere in Giappone, in presenza di un'ama (pescatrice subacquea, NdP). Da appassionata di letteratura nipponica (il maestro Murakami Haruki su tutti), mi è venuto spontaneo cercare di usare un tono asciutto ma evocativo, che imitasse in parte la musicalità della lingua giapponese.
“L'amore per il mare e per le creature acquatiche ha fatto sì che la storia si delineasse attorno alla figura ambigua della pescatrice, all'apparenza umana ma al contempo ammantata dal mistero, come tutti gli esseri che vivono un isolamento forzato. Infine, è subentrata la storia d’amore: del resto, avevo fra le mani due protagonisti che vivevano una profonda solitudine, e coltivavano il loro legame come unica ancora di salvezza. Insomma, le tessere del mosaico hanno preso posto da sole.
“Scherzosamente, mi capita di dire che a volte scrivere un racconto è una vera e propria gestazione, al termine della quale l'autore si ritrova finalmente col proprio ‘bambino’. Per seguire la metafora, potrei dire che questo racconto... è nato già adulto, ed è stato un vero piacere da scrivere.”

Concludiamo con la risposta di Laura Silvestri l’intervista collettiva agli autori selezionati da RiLL per l’antologia LEUCOSYA e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni (collana Mondi Incantati, ed. Quality Games, 2019).
Speriamo che le loro parole vi abbiano incuriosito, e fatto venir voglia di leggere il libro. Dopodiché, comunque e come sempre… la parola ai lettori!

È possibile acquistare l'antologia direttamente da RiLL, al prezzo speciale di 8 euro (spese postali incluse), oltre che su Amazon e sul Delos Store (al prezzo di 10 euro, spese postali escluse).



Note:
La foto di Laura Silvestri è di Nicola Catellani.
La foto di Michela Lazzaroni è di Serena Valentini.
La foto di Nicola Catellani è di Valeria De Caterini.
La foto di Giorgia Cappelletti è di Claudia Venturelli (e risale alla premiazione del XXI Trofeo RiLL, 2015).
La foto di Antonella Mecenero risale alla premiazione del XIX Trofeo RiLL, 2013.
Le foto di Fabio Galli e Alessandro Izzi sono state gentilmente fornite dagli interessati.
La foto di gruppo al termine della premiazione del XXV Trofeo RiLL è di Saverio Catellani (da sinistra: Alberto Panicucci, Serena Valentini, Michela Lazzaroni, Laura Silvestri, Francesca Garello, Nicola Catellani, Valeria De Caterini, Emiliano Marchetti, Piermaria Maraziti).




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