Scrivere è il mio antistress…

Intervista a Laura Silvestri, l’autrice vincitrice del XXV Trofeo RiLL
di Luigi Briganti
[pubblicato su RiLL.it nel maggio 2020]

Questa intervista è originariamente uscita sul numero 8 (ottobre 2020) della web-zine ludica GDR TIME (che, come suggerisce il nome, si occupa primariamente di giochi di ruolo... e dintorni!). Con piacere la ri-pubblichiamo sul sito di RiLL, ringraziando la redazione di GDR TIME per la disponibilità.

Abbiamo intervistato Laura Silvestri, la vincitrice del Trofeo RiLL nel 2019, con il racconto di fantascienza “Leucosya”, che narra il rapporto tra una madre ed una figlia durante un viaggio interstellare.

Classe 1982, Laura Silvestri vive con la sua famiglia ad Aprilia; laureata in Ingegneria Gestionale, nel tempo libero si dedica alla lettura e alla scrittura, prediligendo la fantascienza, il fantasy e tutto quello che c’è nel mezzo. Molti suoi racconti sono usciti in antologie ed e-book di diversi editori. Si è classificata al quarto posto al Trofeo RiLL nel 2017 (con “A casa del Diavolo”); inoltre, nel 2018 è stata una delle vincitrici del concorso SFIDA, sempre bandito da RiLL, con il racconto “Oltre la valle”.
Ha pubblicato i romanzi fantasy “Nel nome della Dea” (ed. Giovane Holden, 2015; vincitore del premio Streghe, Vampiri & Co.) e “Jingū – La Leggenda di un’Imperatrice” (Watson Edizioni, 2019).
Nel 2018 è stata uno dei dieci autori selezionati nell’ambito del progetto “A caccia di storie”, bandito da Lucca Crea, Book on a Tree e Fondazione Carlo Collodi.

Dalla tua biografia - e bibliografia – vedo che sei ormai una veterana della scrittura fantastica/ fantascientifica, stimata anche ad alti livelli. Cosa significa per te scrivere e cosa riversi di te stessa nei tuoi racconti e nei tuoi romanzi?

Ti ringrazio per il “veterana”, ma devo ammettere che non mi rispecchio molto in questo termine. Ho sempre amato scrivere, ma ho iniziato a fare uscire le mie storie dal cassetto soltanto nel 2015 e ho davanti ancora tanta strada da fare.
Scrivere è il mio antistress, il mio modo per disconnettermi per un po’ dal mondo reale. Il mio lavoro di tutti i giorni non lascia grande spazio alla fantasia, per cui incanalo nelle storie che invento tutto ciò che non trova posto nella quotidianità. Anche per questo scrivo quasi soltanto fantasy e fantascienza: raccontare episodi troppo realistici non avrebbe molta attrattiva, per me.
Questo non significa che non ci sia qualcosa di personale o di “vero”, nei miei testi: le idee possono nascere da sentimenti provati, da persone incontrate o momenti vissuti che vengono traslati in altri contesti, da sogni o visioni personali (queste ultime soprattutto nella fantascienza sociale e distopica, generi che tendono a veicolare molto bene alcuni tipi di messaggio). Insomma, credo che in qualsiasi racconto o romanzo si possano trovare piccole tracce della personalità dell’autore.

Hai già vinto altri concorsi letterari prima del Trofeo RiLL, o comunque ti sei posizionata tra i migliori. Cosa hai provato quando il tuo nome è comparso su un’opera pubblicata e cosa provi ora che hai vinto il Trofeo RiLL?

Vedere il proprio nome su una pubblicazione è sempre una bella soddisfazione. Non ho mai preteso di definirmi “scrittrice”: sono soltanto una persona che ama scrivere; lo faccio con impegno, cercando di studiare e migliorarmi, ma non è la mia professione. Scoprire che un editore decide di darti fiducia e investire sul tuo lavoro ti fa capire di essere sulla strada giusta.
Per quanto riguarda la vittoria al Trofeo RiLL, non posso che dirmi davvero felice: seguo questo concorso da anni. In principio ero soltanto lettrice, poi ho provato a cimentarmi con l’invio di alcuni racconti. Nel 2017 sono arrivata quarta, ed è stata già una grande gioia, considerando il livello dei finalisti di questo concorso, che è una vera e propria officina di talenti. Vincere la venticinquesima edizione è un sogno che si avvera, non c’è altro modo per dirlo.
(nella foto: Laura Silvestri, a sinistra, premiata da Francesca Garello a Lucca Comics & Games 2019; foto di Nicola Catellani, NdP)

Hai detto di essere appassionata di giochi di ruolo. Quando è iniziata questa passione? La porti avanti tutt’ora e, se sì, quali giochi o generi prediligi?

La mia passione per i giochi di ruolo inizia con una liceale e i suoi timidi tentativi di trovare, durante le giornate di autogestione, un gruppo per giocare … tentativi infruttuosi, purtroppo. Il primo anno di università (facoltà di Ingegneria), finalmente la svolta: ho visto un gruppo di ragazzi che attendevano l’inizio delle lezioni passandosi schede e manuali di Dungeons & Dragons. Senza pensarci su ho attaccato bottone con uno di loro (e, giusto per dire, qualche anno dopo quel ragazzo è diventato mio marito). Ho trovato così il mio primo tavolo. Da allora sono passati quasi vent’anni, e non ho più smesso di giocare o di fare il master.
Ho provato parecchi sistemi, sperimentando con regole e ambientazioni. Per citarne qualcuno: Vampire The Masquerade e tutto il Mondo di Tenebra, GURPS, Rolemaster, i giochi di ruolo di Star Wars e Star Trek, la prima edizione di Lex Arcana… ma il primo amore, come si dice, non si scorda mai: ho iniziato con Dungeons & Dragons e rimane tuttora il mio preferito. Rimpiango i fasti della terza edizione, ma mi trovo a meraviglia con l’abbondanza di materiale della 3.5.
Adesso che sono diventata mamma, il tempo per giocare di ruolo inizia a scarseggiare, ma cerco comunque di portare avanti questa passione; la differenza è che, ogni tanto, mi ritrovo con le mie figlie a farmi da aiutanti. Considerato che hanno manine davvero fortunate, lascio volentieri a loro il compito di lanciare i miei dadi.

Hai mai preso spunto dalle tue giocate per ciò che scrivi? O ti è mai venuta la tentazione di rendere sotto forma di romanzo o racconto quello che si è sviluppato in una campagna di giochi di ruolo?

Eh, questa è “la” domanda per ogni autore che sia anche giocatore di ruolo. Dai, vuotiamo il sacco: all’inizio, sì. Confesso di aver scritto ingenuamente - ormai quasi venti anni fa - una saga tremenda ispirandomi alla mia prima campagna importante.
Questo anche sull’onda delle mie letture dell’epoca (la prima trilogia di Dragonlance, versione romanzata di un’avventura per Dungeons & Dragons). Naturalmente, suddetta saga non uscirà mai dalle più recondite profondità del mio hard -disk, e non è mai stata - né mai sarà - letta da qualcuno all’infuori dei giocatori della compagna in questione.
Si impara col tempo che gioco di ruolo e scrittura sono forme di espressione molto diverse, e quasi mai ciò che funziona per la prima rende bene nella seconda. Per cui ho imparato a prendere dal gioco soltanto piccoli spunti, di tanto in tanto: un personaggio ben caratterizzato, uno scorcio d’ambientazione originale, un’interazione divertente.
Ma niente di più. Rimane il fatto che giocare di ruolo è un ottimo modo per mantenere allenata la fantasia, per cui trovo che sia un’attività che ben si affianca alla scrittura.

(sul rapporto fra gioco di ruolo e letteratura, che è al centro dell'ultima domanda dell'intervista, segnaliamo anche un articolo di Luca Giuliano, sociologo, autore di giochi e giurato del Trofeo RiLL, NdP)

Per maggiori dettagli sull'antologia "LEUCOSYA e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni" rimandiamo a un'altra pagina di questo sito.
Il libro è disponibile presso RiLL (a prezzo speciale), su Amazon e sul Delos Store.


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